«Domeniche e festivi, nessuno protesta se bar, cinema e ristoranti sono aperti»

Lo shopping nel centro di Como

«Chi chiede la chiusura dei negozi la domenica deve avere il coraggio di farlo anche per pizzerie, ristoranti, bar e cinema. Deve chiederlo anche per i negozi nei comuni turistici e nelle città d’arte, dove turisti stranieri e italiani girerebbero così per centri città spettrali con tutte le saracinesche abbassate. Ma è questa l’Italia che vogliamo? Noi no». Federdistribuzione, per voce del presidente Giovanni Cobolli Gigli, interviene nel dibattito sulle aperture domenicali di negozi e supermercati riacceso nei giorni scorsi dal candidato premier del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio.
L’associazione, che rappresenta le aziende della grande distribuzione (supermercati, centri commerciali e catene in franchising) fa innanzitutto i conti sul lavoro festivo.
«In Italia lavorano 4,7 milioni di persone la domenica – sottolinea il presidente di Federdistribuzione – Oltre a chi opera nei servizi essenziali (per esempio ospedali e trasporti) vi sono anche 690mila persone in alberghi, bar e ristoranti, 330mila addetti nell’industria e altri ancora. Eppure nessuno protesta o si indigna per questi lavoratori».
«Perché questo faro puntato solo sul commercio? – si chiede allora Cobolli Gigli – Che differenza c’è tra una donna che serve ai tavoli di un ristorante e una commessa di un supermercato?».
Il presidente di Federdistribuzione dichiara infine di volere «un commercio coerente con le nuove abitudini d’acquisto e consumo delle famiglie, che danno sempre più spazio all’e-commerce, una vetrina aperta 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, che non crea occupazione ma che è capace di drenare velocemente vendite ai negozi fisici, ponendoli in grande difficoltà se impossibilitati a reagire».
Punta invece sulla necessità di una nuova regolamentazione Domenico Panariello, segretario generale della Fisascat Cisl di Como e Varese. «Occorrono regole estese a tutti, altrimenti se la liberalizzazione è selvaggia prevale il più forte e il grosso si mangia il piccolo», afferma il sindacalista della Cisl dei Laghi.
«Come sindacato, già nel 2011, al rinnovo del contratto nazionale, abbiamo dovuto affrontare il tema della liberalizzazione selvaggia del settore introdotta dal governo Monti, mettendo dei paletti a tutela dei lavoratori – spiega Panariello – Il problema è che oggi molti punti vendita, ai quali non converrebbe economicamente restare aperti nei festivi, sono invece costretti a farlo perché gli altri alzano le saracinesche. Ma i piccoli esercizi non sono in grado di reggere l’urto delle grandi catene commerciali».
Il sindacalista fa poi notare che «il lavoro domenicale non ha portato a un aumento dei fatturati ma ha semplicemente spostato gli acquisti nel fine settimana». E così «ci sono negozi che da lunedì a mercoledì sono deserti», perché «ciò che viene comprato nel weekend viene sottratto alle vendite nel resto della settimana».
Per il numero uno della Fisascat di Como e Varese occorre allora «un intervento legislativo», ma «deve essere una battaglia di civiltà e non una battaglia politica a scopo elettorale».

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