“Domiciliari” in città. E da settembre potrebbe essere libero

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La vicenda penale

Su don Marco Mangiacasale, per volere degli avvocati della difesa, era calato da mesi il più assoluto silenzio. Scomodo fare domande, praticamente impossibile ricevere risposte se non dei vaghi «non so», o «non posso parlare». Cosa che puntualmente si è ripetuta ieri, nonostante a “parlare” fosse invece stato (con la sua decisione) direttamente il Papa.
Tuttavia il silenzio è proseguito come se nulla fosse. Forse per non ammettere che don Marco Mangiacasale, anzi Marco Mangiacasale, da mesi – prima di Natale – non è nemmeno più nella struttura

ecclesiastica protetta sul lago Maggiore dove gli era stato concesso di scontare i “domiciliari” per riflettere sugli errori commessi. L’ex religioso da tempo infatti abita in città, dalla sorella. Pare addirittura, come detto, da più di due mesi.
Nel frattempo, da una trentina di giorni circa, sarebbe stato presentato il ricorso davanti ai giudici della Cassazione per chiedere una riduzione della pena rispetto ai 3 anni, cinque mesi e 20 giorni dell’Appello. Un “risultato” assolutamente buono viste le pesanti contestazioni. La data davanti ai giudici romani non è stata ancora fissata, e potrebbe non giungere prima dell’estate.
E questa ultima eventualità potrebbe portare con sé un secondo clamoroso fatto unito alla decisione del Papa di togliere il “don” a Marco Mangiacasale. Stando infatti al testo originario del decreto svuota carceri, al vaglio in questi giorni alle camere, l’ex parroco di San Giuliano potrebbe finire di scontare la pena già a settembre di quest’anno, quindi prima di sentire la pronuncia dei giudici del “Palazzaccio”. Anche se i calcoli in questi casi sono sempre molto complicati.

M.Pv.

Nella foto:
Marco Mangiacasale

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