Cronaca

Don Mauro si costituisce a Bollate. Definitiva la condanna per violenza

Il prete: «Il Calvario è finito, sono sereno. In cella studierò l’arabo»
«Si è concluso un lungo calvario».
Con queste parole don Mauro ha risposto a chi gli comunicava che anche l’ultima speranza, la Cassazione, era naufragata dietro «all’inammissibilità del ricorso». E, dopo essersi consultato con i suoi legali, si è presentato spontaneamente nel carcere di Bollate dove sconterà la condanna a otto anni. Pena che – “scontati” i cinque mesi e 22 giorni in regime di custodia cautelare agli arresti domiciliari già fatti nel corso delle indagini (nel 2005) – rimane di sette anni, sei mesi
e otto giorni. Si è chiusa a Roma, nel “Palazzaccio” che ospita la Suprema Corte, la controversa vicenda dell’ex parroco di Laglio, don Mauro Stefanoni, 43 anni di Cantù, condannato nei tre gradi di giudizio per la violenza sessuale su un ragazzino dell’oratorio che, all’epoca dei fatti, era minorenne. Episodi che avvennero tra l’agosto del 2003 e l’ottobre del 2004.
Il prete, in questi anni di battaglie dentro e fuori dai tribunali, si è sempre e con vigore proclamato innocente. Ma i collegi di magistrati che via via si sono susseguiti per giudicarlo, l’hanno considerato sempre all’opposto, ovvero colpevole dei reati a lui ascritti. Opinione rimasta immutata fino alla «inammissibilità» dell’ultimo ricorso sancito dalla Corte di Cassazione.
L’udienza, a Roma, si è svolta martedì mattina, ma la telefonata fatidica a don Mauro è giunta solo a notte fonda. L’avvocato Guido Bomparola – che l’assisteva assieme al collega Massimo Martinelli – ha telefonato al fratello del prete che ha poi comunicato al congiunto la notizia della conferma della condanna a otto anni.
Ieri mattina, infine, don Mauro si «è costituito presso la casa di reclusione di Bollate», come recita un comunicato diffuso ieri dalla Procura di Como, dove poi i carabinieri gli hanno notificato «l’ordine di carcerazione».
«Della avvenuta esecuzione – si legge nelle ultime righe del comunicato firmato dal procuratore capo della Repubblica, Giacomo Bodero Maccabeo – la Procura ha dato tempestivo avviso al vicario generale della Diocesi di Como, in assenza del vescovo impegnato a Roma nei lavori della Conferenza episcopale italiana».
«Non siamo felici – ha poi commentato ieri la madre della vittima di don Mauro – Le ferite rimangono e non si rimargineranno. Però giustizia è stata fatta e soprattutto è stato riconosciuto che ciò che mio figlio diceva era la verità. Eravamo a Roma. L’attesa della decisione è stata snervante e la comunicazione ci è giunta quando oramai eravamo rientrati a Como. Mio figlio si è tolto un grosso peso dalle spalle. Cosa direi a don Mauro se l’avessi davanti in questo momento? Nulla, assolutamente nulla».
C’è amarezza invece sul fronte della difesa.
«Ho parlato a don Mauro poco prima che entrasse in carcere – dice l’avvocato Bomparola – Mi ha detto: “Guido, il calvario è finito. Vado in cella ma sono sereno”. E ha poi aggiunto: “Riaffronterei il processo in modo identico, non cambierei una virgola di quello che ho fatto”».
«Sì, il carcere di Bollate l’abbiamo scelto insieme – dice ancora il legale – Hanno una certa attenzione e umanità per chi è accusato per questo genere di reati. Cosa farà? Mi ha già annunciato che non ha assolutamente intenzione di buttare via il proprio tempo: studierà le cose che lo interessano, la Bibbia e l’arabo».
Ma le vicende legali del prete non sono finite. Per oggi era infatti fissata, in tribunale a Como, una nuova udienza del “don Mauro bis” che è invece slittata a giugno. In questo caso, l’accusa è calunnia nei confronti di uno dei testimoni del processo di primo grado: un parrocchiano che fu accusato dal prete di avergli consegnato una cesta di videocassette tra cui una pornografica (ritrovata dalla polizia giudiziaria nella casa del parroco di Laglio), particolare che il testimone in aula ha negato, rimediando, così, una denuncia (fatta dai legali di don Mauro) per falsa testimonianza poi tramutati in una controdenuncia per calunnia al momento dell’archiviazione.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Don Mauro Stefanoni, 43 anni
24 Mag 2012

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