Donna strangolata in una tenda nel bosco. Il sospettato sceglie il rito Abbreviato

Tribunale di Como, Palazzo di Giustizia

Ha chiesto di essere giudicato con il rito Abbreviato, che nel caso di condanna comporterebbe lo sconto di un terzo della pena, il 46enne marocchino Cherki Majjad – in Italia senza fissa dimora – accusato di aver ucciso, strangolandola, una connazionale 48enne con cui aveva avuto tempo addietro una relazione.
La Procura di Como, con la firma del pubblico ministero Maria Vittoria Isella, aveva invece chiesto il giudizio immediato. La data dell’udienza di fronte al giudice deve ancora essere fissata. L’uomo accusato del delitto viveva in una tenda nel bosco tra Lomazzo e Cadorago. E proprio all’interno della tenda (dove sarebbe avvenuto l’omicidio) fu anche ritrovato il corpo senza vita della donna.
Lo straniero fu arrestato in tempi record, già nel pomeriggio successivo, dopo una inchiesta congiunta condotta in modo insolito dai carabinieri della Compagnia di Cantù e dagli uomini della polizia locale di Milano. Il delitto risale alla notte tra il 24 e il 25 settembre 2019.
Il 46enne marocchino (che parla correttamente l’italiano e vive da anni nella Penisola) era stato infatti fermato in piazzale Lugano a Milano alle ore 15 del 25 settembre: nel corso di un normale controllo dei documenti, aveva spontaneamente confessato ai vigili della donna morta nella sua tenda, conducendo gli agenti sul punto esatto dove si trovava. Nello stesso tempo, un connazionale 30enne che aveva visto la donna senza vita (tranquillizzato a suo dire dall’indagato: «Sta dormendo») era corso dai carabinieri di Lomazzo per portarli nello stesso punto in cui si trovava il cadavere.
Di fronte al pubblico ministero di Como, la sera dell’arresto, sentito nel palazzo di giustizia lariano, il 45enne aveva confermato le proprie responsabilità che avevano portato al fermo, dicendo che era poi scappato da Lomazzo prendendo un treno in direzione Milano.
Di fronte al gip, tuttavia, il 46enne cambiò più di un passaggio della propria versione, aggiungendo particolari che hanno reso necessario un supplemento di inchiesta. L’indagine si concentrò su un taglio nella tenda trovato all’indomani dell’omicidio e proprio in concomitanza con il punto dove la donna giaceva, come se qualcuno dall’esterno potesse averla uccisa. Il marocchino aveva raccontato che lui e la sua ex si erano incontrati dopo un po’ di tempo che non si vedevano, che avevano trascorso del tempo assieme e che poi avevano litigato, ma aveva anche detto che al momento di addormentarsi la donna era ancora viva. Al risveglio, a suo dire, l’aveva trovata morta. Motivo che l’avrebbe spinto a fuggire spaventato a Milano dove poi era stato fermato.
Per la Procura non vi sono invece dubbi che fu lui, al termine della lite, a strangolare la donna e a causarne il decesso.

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