DOPING DI FAMIGLIA E SUDORE AUTENTICO

di LORENZO MORANDOTTI

Le sofisticazioni ai danni dei minori
Alla fine ci sono riusciti. Dopo aver ridotto a merce il corpo degli adulti – campo di battaglia in cui ha la peggio la parte femminile – ora la nuova frontiera dell’aberrazione è sacrificare il corpo dei minorenni sull’altare dell’agonismo. Sofisticandolo per ottenere, qui e ora, risultati che in condizioni oneste e normali richiedono tempi lunghi e sforzi, impegno e sacrifici.
Al di là del caso specifico di cui racconta la cronaca, è tempo di spalancare gli occhi: sta collassando

un intero orizzonte educativo. Siamo infatti al vuoto pneumatico, se anche all’interno di una famiglia non ci si perita di violentare i figli modificandone il metabolismo. E non per andare sulla Luna o tra gli alieni, ma per un traguardo sportivo. Concetti come il “fair play” rischiano di diventare esercitazioni accademiche o risibili preghiere laiche come il motto attribuito a Pierre de De Coubertin alla base dello spirito olimpico («L’importante è partecipare»). Qui l’orizzonte è molto più ferino nella sua triste logica. Che, tradotta, suona: siamo niente, una melassa “nullificata” in una società che riduce a cosa numerata con il codice a barre; quindi specchiamo ciò che resta di noi, a caccia di un barlume d’identità, solo in quel che si propone come “status symbol”, non importa se sia groviglio di lamiere o essere umano. E siamo pronti a difendere questo strano diritto a tutti i costi. Non è raro che tale violenza infatti si traduca in atteggiamenti anche verbali, oltre che in tentativi di dopare i propri figli perché rendano al mille per cento come forza lavoro. Ma un conto è la passione, un conto è l’invasamento da sabba privo di ogni senso del limite (e del ridicolo) di cui troppi genitori si rendono protagonisti negli spogliatoi e attorno ai campi di gioco.
La speranza di uscire da questo tunnel di egoismo malato è nei tanti giovani che nelle più varie discipline preferiscono giocare pulito e faticare sodo, sudando gocce di sudore vero e sano per ottenere un risultato. Credendo unicamente nelle proprie forze. Ma corre un brivido sulla schiena pensando alle conseguenze a lungo termine: le vittime del doping di oggi, oltre ad avere la salute minata, grazie all’imprinting culturale nefasto rischiano di partorire a loro volta infelici pari loro.

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