Doping: l’allarme ignorato

Il presidente Bettoni: «Osteggiato il mio progetto di controlli nelle corse giovanili»
In tempi non sospetti, nel gennaio del 2006, aveva chiesto «controlli antidoping anche nelle gare giovanili di ciclismo», una proposta che aveva creato non poco scompiglio nel mondo dei pedali.
A distanza di quasi sei anni, il nuovo scandalo sulle sostanze proibite che coinvolge anche Como ha mandato su tutte le furie Franco Bettoni, presidente del Comitato provinciale della Federazione Ciclistica: «Questo pericolo lo avevo visto chiaramente ma il mio progetto è stato osteggiato a più livelli – dice – Avremmo potuto fare molto per evitare di arrivare a questa situazione».
Sulla scia dei ripetuti scandali che avevano interessato il mondo del ciclismo professionistico, Bettoni aveva spiegato come fosse importante puntare sulla prevenzione partendo già dai ragazzini.
«Non sono contento di aver avuto ragione – afferma oggi il presidente della Federazione di Como – La mia proposta aveva un obiettivo educativo e di prevenzione. Avevo avuto l’appoggio della Fondazione Cariplo e il plauso di molte persone, compresi campioni che hanno fatto la storia del ciclismo. Purtroppo dalle istituzioni e dalla stessa Federazione Ciclistica sono stato invece osteggiato fin dall’inizio».
Per un anno circa, Bettoni e i suoi collaboratori hanno lavorato al progetto di introdurre controlli seri tra gli atleti già al di sotto dei 18 anni. «Alla fine siamo stati costretti ad arrenderci – dice con rabbia e rammarico – Mi hanno accusato di voler fare il giustiziere e mi hanno chiesto di fare i nomi se sapevo che c’erano società a rischio doping. Io non avevo alcun nome né intenzione di giudicare, avevo solo espresso un rischio concreto. Si trattava di lavorare sulla prevenzione, partendo da un discorso educativo che coinvolgesse gli atleti stessi e i genitori».
Con la schiettezza che lo ha da sempre contraddistinto, Franco Bettoni punta il dito contro la sua stessa Federazione. «A livelli superiori mi hanno più volte ripetuto di smettere di parlare di doping – sottolinea il responsabile provinciale – Mi hanno detto che si trattava di una cattiva pubblicità e che alla lotta al doping ci pensava già la Federazione a livello centrale. Peccato che il problema, anziché essere risolto, è via via cresciuto nel tempo».
Tra le persone che si erano dette contrarie all’idea di controlli sui ragazzini c’è Roberta Zanoni, presidente onorario dell’Unione Ciclistica Puginatese. «Ribadisco la mia contrarietà – dice oggi – I fatti di cronaca emersi in queste ore mi hanno lasciata senza parole ma voglio credere che si tratti di un caso isolato. Prevedere controlli antidoping tra i bambini significherebbe invece ammettere che il riscorso a sostanze proibite è la normalità e questo è inaccettabile. Ai nostri atleti trasmettiamo prima di tutto i valori e l’importanza dello sport pulito e del rispetto delle regole. Se avessi anche un minimo dubbio sarei pronta a sciogliere la società. Purtroppo la gestione dei genitori e delle famiglie è sempre più difficile – aggiunge – perché ci troviamo davanti a persone che vogliono vedere a tutti i costi i loro figli vincere e arrivano a incitarli a comportamenti scorretti. Su questo bisogna lavorare tanto, ma sono convinta che le società sportive che lavorano con i bambini siano oneste e pulite».

Anna Campaniello

Nella foto:
La proposta di Bettoni, che aveva creato scompiglio nel mondo del ciclismo, è caduta nel vuoto

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