Dopo il licenziamento di Angelo Rumi si apre un contenzioso da 350mila euro

È l’effetto del provvedimento retroattivo deciso dal Sant’Anna
Il licenziamento retroattivo dell’ex primario di Chirurgia A del Sant’Anna apre un contenzioso che dovrebbe valere almeno 350mila euro, ovvero la somma percepita dal dottor Angelo Rumi dal 2003 a oggi.
Pur non avendo lavorato neppure un giorno, il chirurgo pavese è rimasto a tutti gli effetti un dipendente dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e come tale regolarmente stipendiato.
Nelle ultime ore, a sorpresa, i vertici dell’azienda ospedaliera di via Ravona hanno firmato un documento che sancisce la revoca del rapporto di lavoro «per giusta causa e senza preavviso» del chirurgo, condannato in primo grado a 5 anni e 4 mesi per sette omicidi colposi di altrettanti pazienti, reato poi prescritto lo scorso anno, prima del processo d’Appello.
E se la delibera può sembrare l’atto finale di un’odissea che si trascina da oltre 8 anni, in realtà la decisione della dirigenza del Sant’Anna apre un nuovo fronte, questa volta di natura economica.
Difficile al momento fornire esattamente la cifra sulla quale si scatenerà con ogni probabilità un braccio di ferro tra Angelo Rumi – difeso dal legale comasco Gino Frassi – e l’azienda ospedaliera, ma si tratta indubbiamente di una somma considerevole, almeno di 350mila euro. I conti sono presto fatti. Il medico è stato sospeso dal servizio per cinque anni. In questo periodo, come previsto dal contratto, ha percepito la metà del salario che gli sarebbe spettato. Complessivamente, si tratta di circa 200mila euro. Il 19 maggio del 2008, l’allora direttore generale dell’azienda Andrea Mentasti ha reintegrato Angelo Rumi, revocandogli l’incarico di primario e nominandolo direttore degli ambulatori.
Il medico però non si è mai presentato al lavoro nel suo nuovo ufficio di Mariano Comense.
Ha chiesto un breve periodo di ferie, poi ha presentato un primo certificato di malattia. L’assenza per motivi di salute si è protratta fino al 6 dicembre del 2009, quando il chirurgo ha chiesto e ottenuto un’aspettativa non retribuita. In tutto questo periodo, il camice bianco ha ricevuto regolarmente lo stipendio.
L’operazione trasparenza voluta dal ministro Renato Brunetta, che ha portato alla pubblicazione dei redditi dei dipendenti pubblici, permette di avere un dato preciso sul salario percepito da Angelo Rumi. Nel solo 2009, dal primo gennaio al 7 dicembre, il medico ha dichiarato un reddito di 77mila euro. Nel dettaglio, il chirurgo pavese ha percepito un reddito base di 59.720 euro, cui si sono aggiunti 16.997 euro come “retribuzione di posizione”, ovvero l’indennità calcolata in base all’anzianità e ad altri parametri previsti dal contratto.
Una retribuzione analoga a quella che Rumi ha ottenuto anche nel 2008, terminata la sospensione.
Complessivamente quindi si raggiunge la cifra di almeno 350mila euro, soldi che ora l’azienda ospedaliera Sant’Anna dovrebbe a rigore di logica farsi restituire dall’ex dipendente.
Il nuovo fronte della battaglia si annuncia caldo. Angelo Rumi aveva presentato le dimissioni per andare in pensione alla fine del 2010 ed era convinto che quello sarebbe stato l’ultimo atto del suo tormentato rapporto con l’ospedale di Como.
In realtà, a sorpresa, nell’aprile scorso i vertici dell’azienda ospedaliera hanno chiesto l’intervento dell’ufficio procedimenti disciplinari, che si è pronunciato contro il medico. Inutile la contestazione del legale comasco Gino Frassi, che aveva giudicato inammissibile la convocazione della commissione disciplinare alla luce delle dimissioni di Angelo Rumi.
Le obiezioni sono state respinte e, dopo i Tribunali, anche l’ospedale ha emesso la sua sentenza: licenziamento retroattivo e per giusta causa.

Anna Campaniello

Nella foto:
Il professor Angelo Rumi, ex primario dell’ospedale Sant’Anna di Como

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