Dopo oltre tre anni torna in aula la Ca’ d’Industria. Il primo grado risale addirittura al 2015

Ca industria Como

La sentenza di primo grado era del giugno 2015. «Tutti assolti». Il pm, Mariano Fadda, poco tempo dopo aveva depositato il ricorso in Appello contro la decisione del Tribunale di Como in composizione Collegiale. Ad oltre tre anni di distanza, finalmente, i giudici di secondo grado hanno fissato una data (la prossima settimana) e il percorso processuale potrà proseguire, anche se con tempi lunghissimi visto che i fatti contestati risalgono addirittura al 2010.
Stiamo parlando della vicenda che aveva riguardato la gara d’appalto per il servizio di esternalizzazione della mensa della Ca’ d’Industria. I quattro imputati, l’allora presidente del consiglio di amministrazione Domenico Pellegrino, i consiglieri Mario Peloia e Flavia Farina, nonché William Fabbrio come amministratore dell’azienda all’epoca aggiudicataria, la Fms, erano stati assolti con la formula «il fatto non sussiste». Ora la Procura di Como chiede di rivedere quella decisione, rivolgendosi all’Appello.
Secondo la tesi dell’accusa, che non fu accolta dal Collegio, la gara sarebbe stata «orientata in modo arbitrario» proprio per favorire uno dei concorrenti, deliberando tra l’altro una «spesa superiore a quella che sarebbe stata necessaria e sufficiente». Gara aggiudicata, sempre stando al ricorso presentato dal pm, ad un concorrente che «non possedeva i titoli per competere», con punteggi attribuiti in maniera «opaca e insuscettibili di verifica» e per di più fissando una clausola da «prezzo minimo garantito» che avrebbe comportato un inutile ulteriore esborso. Un «pregiudizio patrimoniale» che «determinò dopo poco le dimissioni degli amministratori e l’annullamento unilaterale del contratto da parte del nuovo Consiglio di amministrazione». Una vicenda che, secondo la Procura lariana, avrebbe avuto come sottofondo «l’interesse di favorire politicamente una società vicina» consentendone il «radicamento in una importante realtà della sanità locale». Le difese dal canto loro torneranno a battagliare come hanno sempre fatto, non accettando fin dall’inizio riti alternativi ma preferendo sfidare l’aula.
Nel corso del processo a Como non lesinarono accenni fortemente polemici: «Peccato disturbare il Tribunale che ha ben altri processi, per una vicenda insussistente».
E ancora: «La vera priorità della Fondazione era l’economicità dei pasti per i propri ospiti, oppure la qualità? E nelle carte processuali non risulta nessuna pressione da parte di Fms, o promesse di viaggi alle Seychelles per vincere la gara».
Insomma, sarà di nuovo battaglia. Anche se a tre anni e mezzo dalla sentenza letta nel palazzo di giustizia lariano.

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