Cronaca

Dopo un secolo la Holcim spegne il forno per il clinker

altDomani a Merone presidio e assemblea dei lavoratori, mercoledì lo sciopero
Dopo quasi cent’anni di attività, alla cementeria Holcim di Merone verrà spento il grande forno rotante utilizzato per cuocere i minerali estratti dalle cave e produrre il clinker, un semilavorato a sua volta impiegato per dare vita al cemento.

Lo prevede il piano di ristrutturazione della Holcim, società che ha anche annunciato – e questo è l’aspetto più preoccupante dal punto di vista occupazionale – esuberi per 180 dipendenti.
Secondo fonti sindacali, dei 180 posti a rischio quasi 90 potrebbero essere individuati nel sito di Merone, che ad oggi occupa circa 250 persone. Gli altri tagli dovrebbero interessare l’unità produttiva di Ternate-Comabbio, in provincia di Varese, e il centro logistico di Morano Po (Alessandria), per il quale è prevista la chiusura.
I problemi della multinazionale del cemento sono una diretta conseguenza della crisi che ha investito l’edilizia. «La Holcim fa più notizia perché è una grande azienda – sottolinea Luca Guffanti, presidente di Ance Como, l’associazione che riunisce i costruttori lariani – purtroppo, però, molte imprese edili della nostra provincia hanno già chiuso i battenti a causa della recessione. Il 2012 è stato un anno difficile, speriamo di essere arrivati al giro di boa. Il 2013 sarà ancora un anno complicato, ma ci aspettiamo, nella seconda metà dell’anno, di rivedere il segno “più” davanti agli indicatori che caratterizzano il nostro settore».
Che la Holcim paghi una congiuntura economica difficilissima sono gli stessi sindacati a riconoscerlo. «Il fatturato medio annuo del gruppo era di circa 230 milioni di euro, negli ultimi 2-3 anni sono stati persi 60 milioni all’anno», afferma infatti Riccardo Cutaglia, sindacalista della Uil di Como.
Non ha poi aiutato il “niet” della Provincia di Lecco, che ha bloccato l’avvio di nuove cave impedendo alla Holcim di estrarre il materiale necessario per produrre il cemento dal monte Cornizzolo.
«Abbiamo preso atto della situazione che ci ha comunicato l’azienda – continua Cutaglia – ma siamo assolutamente contrari alla manovra prospettata dalla società: prima di discutere di esuberi, vogliamo vedere un piano industriale».
Domani si terrà l’assemblea dei lavoratori, cui seguirà un presidio permanente all’esterno dello stabilimento di Merone. Per mercoledì 16 gennaio, inoltre, è già stato programmato uno sciopero dei dipendenti, con una manifestazione all’esterno dell’unità produttiva comasca in concomitanza con la premiazione, a Milano, di Holcim come impresa che nel 2012 si è distinta in Lombardia per il suo comportamento sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale (si veda in proposito il box a lato). «Ancora non sappiamo – conclude il sindacalista – se martedì i dipendenti lavoreranno».
In un comunicato inviato venerdì scorso, la Holcim ha precisato che lo stabilimento di Merone verrà trasformato in un centro di macinazione del clinker, che non sarà dunque più prodotto nel Comasco, ma soltanto nella sede di Ternate-Comabbio. «Il piano di ristrutturazione – si legge nella nota di Holcim – avrà inevitabili ricadute occupazionali: il personale in esubero è pari a circa 180 unità». Secondo i sindacati, 155 posti di lavoro verranno eliminati nel settore del cemento e altri 25 in quello che produce aggregati e calcestruzzo. I tagli a Merone, sempre secondo fonti sindacali, sarebbero una novantina. L’entità dei tagli nei singoli stabilimenti non viene tuttavia né confermata né smentita dall’azienda.
La notizia della crisi della Holcim è l’ennesima, drammatica conferma della situazione in cui versa l’edilizia. Come la Holcim, sono centinaia le imprese del settore delle costruzioni e del relativo indotto che arrancano nell’attesa di una ripresa che ancora non arriva.
«Verso la fine del 2013 ci aspettiamo un inizio di ripresa – ribadisce il presidente dell’Ance, Guffanti – Nella nostra provincia le imprese edili riescono nonostante tutto a resistere meglio di quanto avvenga a livello nazionale perché possono contare su riserve per far fronte a questo lungo periodo di magra. Ma il problema è che queste risorse sono ormai in fase di esaurimento».
«Sembra una congiura contro l’edilizia – commenta a sua volta Valter Ferrario, direttore generale di Ance Como – Le imprese lavorano fino a luglio per pagare le tasse, il costo del lavoro raggiunge picchi assurdi, gli enti pubblici che commissionano i lavori pagano anche dopo un anno». Con le elezioni politiche alle porte, l’Ance avanzerà precise richieste ai candidati. «Non vogliamo soldi – spiega Ferrario – ma incentivi e procedure più snelle. Un esempio: visto che ormai vendere gli immobili è difficile, chi governa deve studiare un meccanismo per incentivare gli affitti, anche per aiutare le giovani coppie. L’Imu si paga in ogni caso, e un immobile vuoto pesa sulle imprese e non rende nulla di più allo Stato».

Andrea Bambace

Nella foto:
Lo stabilimento Holcim di Merone. La multinazionale del cemento ha annunciato 180 esuberi, una novantina dei quali dovrebbero interessare l’unità produttiva comasca (Fkd)
13 gennaio 2013

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