Doppio risveglio amaro ai confini della provincia

Il commento
di Marcello Dubini
La dottoressa Ilda Boccassini ci ha costretti ancora una volta a un risveglio amaro. Questa volta, anzi, ci ha scaraventato giù dal letto due volte. La prima perché, se non l’avessimo ancora compreso, la malavita organizzata calabrese è sempre più presente e radicata nel nostro territorio, soprattutto in quella fascia di confine che porta alla Brianza monzese o guarda verso Milano.

Con questo secondo blitz che segue di una manciata di giorni il precedente, il cui epicentro era a Mariano Comense e a Cabiate, la Direzione distrettuale antimafia di Milano ci spiega a chiare lettere che a Cermenate e a Fino Mornasco non soltanto la criminalità è presente e fa sentire la sua violenta pressione anche sui comuni circostanti, cosa di per sè già nota visti i molteplici episodi di cronaca degli ultimi anni, ma che è anche strutturata secondo i dogmi della ’ndrangheta, con tanto di riti di affiliazione, codici di comportamento e catene di comando. Non solo malviventi, dunque, ma pure inquadrati in una delle più pericolose organizzazioni criminali d’Italia.

Il risveglio, però, è duplice, dicevamo all’inizio. Perché questa inchiesta mette anche in luce che i brutti e cattivi sono soltanto gli uomini della ’ndrangheta, sempre più numerosi sulle nostre strade e le nostre piazze.
C’è infatti una fetta di popolazione che alle porte di quei brutti e cattivi va a bussare per chiedere favori e aiuti, ovviamente all’insegna della violenza, per riparare presunti torti o ingiustizie subiti. E questa scivolosa contiguità con la ’ndrangheta preoccupa sempre più, perché è terreno fertile per la piovra calabrese. Per fortuna, i cittadini onesti non mancano. A partire dai rappresentanti delle istituzioni locali che non si lasciano intimidire.

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