Cronaca

DOV’È MARIO?

altIl commento
di MARIO RAPISARDA

La maggioranza di centrosinistra che governa dal maggio scorso il capoluogo lariano attraversa un momento di evidente difficoltà. È vero, dalla passata amministrazione la giunta Lucini ha raccolto un’eredità pesante, con nodi complicatissimi da sciogliere. Ma – è un dato di fatto – siamo alle soglie della nuova primavera e ancora la città sta aspettando un

segnale di discontinuità rispetto al difficile passato.
I tempi dell’ambientazione e della “Luna di miele” sono finiti.
Ci sono temi – due su tutti – che hanno bisogno di risposte concrete e che invece vivono ancora un limbo imbarazzante. La vicenda delle paratie, giustamente grande cavallo di battaglia della campagna elettorale, è immersa in una nebbia londinese. La Ticosa dal canto suo è sprofondata nei detriti della bonifica.
La madre di tutte le delibere per lo sviluppo futuro della città, ovvero il piano di governo del territorio, è paralizzata. Con danni enormi per i privati cittadini e per le imprese di costruzione, già vessate da una crisi epocale.
E che dire poi della grande mostra? La fortunata rassegna di Villa Olmo è una delle poche cose da salvare del doppio mandato Bruni. Ma l’assessore Cavadini, con una scelta aberrante, ha deciso di dare un taglio netto a tutto ciò, passando da eventi “di cassetta” a un grande figura dell’architettura lariana. Il genio di Sant’Elia è parte integrante della storia di Como e del Paese, e la necessità di valorizzarlo è un “pallino” mio personale e di questo giornale. Ma così si rischia l’effetto opposto. Rinchiuderlo nel palazzo neoclassico di Villa Olmo non ha alcun senso, far rivivere l’architettura di quegli anni veramente vuol dire valorizzare tutto ciò che di importante c’è in città e che invece è costantemente e scientificamente dimenticato.
Le grandi mostre hanno sempre avuto un altro scopo, cioè sviluppare il turismo e portare migliaia di visitatori sul Lario. Con eventi di nicchia si esce dal circuito e non si raggiunge l’obiettivo.
Per di più, Cavadini ha deciso inspiegabilmente di ripiegarsi su se stesso, secretando i contenuti della prossima esposizione (che peraltro è fra due settimane), manco si trattasse dei verbali della Stasi di germanica memoria.
Ma almeno nella quotidianità le cose in città sono migliorate, penserà allora qualcuno. Nemmeno per sogno. Le buche nelle strade dopo la neve, altro grande cavallo di battaglia delle opposizioni, sono come o peggio di prima. Le lampadine fulminate dei lampioni sembrano introvabili, vie e piazze restano al buio. E via discorrendo.
Dai grandi ai piccoli temi, insomma, tutto sembra immutato. E ormai, a quasi un anno dall’insediamento, lo ribadiamo, è lecito attendersi dalla nuova amministrazione un qualche segnale, almeno su un tema.
Questo, nei giorni scorsi, abbiamo scritto nelle nostre cronache, registrando anche alcuni “mal di pancia” ormai evidenti all’interno della stessa maggioranza.
La riprova di queste difficoltà è arrivata ieri, con una piccata nota in stile Prima Repubblica (forse non si sono accorti che siamo già passati alla Terza) della maggioranza, in cui ci vengono propinati i soliti ritornelli. Eredità pesante, stile cambiato, rapporto di collaborazione e fiducia con la città. Parole, insomma, vuote, che semmai confermano il solito fastidio del politico (di destra, centro o sinistra che sia) a sentirsi osservato e giudicato dal giornalista.
Detto ciò, ricordiamo a tutti lo slogan della campagna elettorale di Mario Lucini. “Dov’è Mario?”, recitava il refrain con cui la newsletter del candidato annunciava gli spostamenti dell’allora aspirante sindaco.
Oggi, a quasi un anno dal suo insediamento, lo chiediamo noi.
Dov’è Mario?

Mario Rapisarda

Nella foto:
La poltrona centrale al banco della giunta è destinata al sindaco di Como
8 marzo 2013

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