Droga dalla Turchia: confermate le condanne

Operazione “Smirne” a Fino Mornasco
La Cassazione si pronuncia sul traffico che ruotò attorno all’Albert
Dopo 14 anni, l’operazione “Smirne” ha portato i suoi frutti e, soprattutto, le sentenze definite.
Si è chiusa a Roma in Cassazione (con otto conferme e un rinvio in Appello), l’udienza di terzo grado del maxi-processo che riguardava il traffico di droga dalla Turchia all’Italia che, per l’accusa, ruotava attorno ai locali della discoteca Albert di Fino Mornasco. Un giro di stupefacenti che faceva capo a un 45enne di Rovellasca (poi ucciso all’uscita dell’autostrada a Turate in una
vera e propria esecuzione) e che ha portato in aula, per il primo grado a Como (nel lontano 2007), ben 30 imputati.
La “pattuglia” di accusati si è via via ristretta: già a Como furono solo 9 le condanne per un totale di 122 anni di pena, poi scese a 8 condanne in Appello. I giudici di Milano ridussero però sensibilmente gli anni di detenzione (che in totale arrivarono a 70 anni) ritenendo gli imputati solo dei «partecipi» al giro di droga ma con ruoli tutti da definire, e soprattutto senza la presenza di una associazione a delinquere armata come invece ritenuto in origine dalla Procura di Como.
La Cassazione infine, notizia di queste ultime ore, ha confermato 7 delle 8 condanne di Milano, rinviando in Appello solo la posizione di un 55enne di Gerenzano.
Condanne definitive invece per tutti gli altri imputati, con pene da un massimo di 15 anni a un minimo di 5 anni e 8 mesi. La vicenda in questione, come detto, parte da una contestazione pesantissima avanzata dalla Procura di Como per episodi a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Una «associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti» dalla Turchia all’Italia – si leggeva nel capo di imputazione – «volta al finanziamento dell’attività» della cosca ’ndranghetista di Seminara, in Calabria.
Una associazione che per l’accusa ruotava proprio attorno ai locali della discoteca Albert di Fino Mornasco – dove, in un boschetto adiacente, venivano stoccati grossi quantitativi di droga – e che movimentava tonnellate di eroina e cocaina.
Droga occultata al bisogno anche in carrozzerie o capannoni di persone compiacenti, poi finite tutte a processo.
In primo grado le pene per i nove condannati – tra cui i due fratelli di Seminara ma residenti a Fino Mornasco, il più anziano considerato il capo – andarono da 5 anni ai 30 inflitti al leader del gruppo.
Con il riconoscimento, tra l’altro, dell’aggravante dell’associazione a mano armata. Una tesi che in Appello è poi stata confutata. Fino alla conferma definitiva della Cassazione.

Mauro Peverelli

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.