Droga nella Bassa Comasca, il processo. «Non “Gomorra” ma un gruppo di amici»

Il tribunale di Como

«Eravamo solo un gruppo di amici. Ci dicevano, “ma chi siete, Gomorra?”, invece non eravamo e non siamo criminali. Non siamo nemmeno dei santi, errori ne abbiamo commessi, ma i quantitativi di droga era piccoli e solo di marijuana, non la cocaina perché è pericolosa e sarebbe stato come vendere morte». A parlare, ieri mattina di fronte al giudice monocratico Luciano Storaci, è stato uno degli indagati – che ha già patteggiato – del processo per droga nato per caso dall’operazione contro la ’ndrangheta in provincia di Como, tra Cermenate e Fino Mornasco. In questo processo, il reato associativo non c’entra affatto. Ma nel corso delle perquisizioni che avvennero nel 2014 proprio contro le Locali calabresi nel Comasco, i carabinieri dei Ros arrivarono in un garage di Cermenate trovandovi della droga.
Le indagini – che hanno poi finito con il coinvolgere dieci ragazzi, due dei quali poi coinvolti anche nell’ordinanza sulla malavita che ruotava attorno a piazza Garibaldi a Cantù – sono poi state stralciate su Como. In otto hanno già patteggiato la pena. Due hanno scelto di difendersi in aula: si tratta di un 29enne di Cermenate, che in quel garage avrebbe lasciato dei quantitativi di marijuana («Non più di un chilo», ha testimoniato ieri il giovane che gestiva quel box, che ha già patteggiato) e un 30enne di Cantù che a sua volta avrebbe rivenduto ad altri acquirenti la droga comprata nel garage. L’udienza è stata rinviata al mese di maggio quando parleranno gli imputati che hanno accettato di sottoporsi all’esame.

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