Due anni di indagini della Digos: il padre contro i figli non convertiti
Cronaca

Due anni di indagini della Digos: il padre contro i figli non convertiti

Il padre, secondo gli inquirenti, si sentiva tranquillo. La sua denuncia in questura e l’aver espresso preoccupazione per le sorti del primogenito, era convinto lo potessero tenere al riparo da eventuali sospetti. Così non è stato. E infatti, secondo l’accusa, il suo ruolo era quello di reclutatore e fiancheggiatore.
E i dettagli emersi sono diversi e inquietanti. A partire dalla considerazione del padre per l’altro figlio che non si era convertito alla causa. In un’intercettazione con un nipote, Sayed definisce il secondo figlio maschio «un cane. Vive con un’italiana».
E più volte il padre critica lo stile di vita del secondogenito. In più occasioni ne parla male anche con il connazionale ed ex compagno in armi in Bosnia. Esplicativa un’altra chiamata al figlio. «Tu vivi nel peccato. Stai vivendo con una persona sporca (riferendosi alla fidanzata italiana). Quello che stai facendo è peccato e siamo nel Ramadan. Per fortuna l’altro grazie a Dio. Se fosse rimasto qui sarebbe accaduta la stessa cosa», dice l’uomo con evidente riferimento al fatto di essere riuscito a radicalizzare il primogenito poi spedito in Siria.
L’avversione verso il figlio che non si era fatto sedurre dall’indottrinamento del padre emerge anche da un altro fatto: dalla repulsione del giovane davanti alle immagini di esecuzioni e combattimenti inviate dal foreign fighter in Siria. Immagini che invece venivano commentate, in base a quanto riferito dagli investigatori, con entusiasmo dai genitori. Un altro passaggio interessante emerge sempre dalle conversazioni tra il padre Sayed e gli uomini della Questura. Nel tentativo di far emergere la sua preoccupazione per il giovane in Siria e per cercare in ogni caso di far capire come il ragazzo non volesse stare all’estero ma volesse rientrare in Italia, avrebbe anche costruito per il 23enne un finto ruolo di mediatore e traduttore nella vicenda del sequestro – tuttora non risolto – di un cittadino italiano, Fabrizio Pozzobon, sparito dal dicembre 2106 in Siria. Tanti, dunque, gli elementi emersi dagli oltre due anni di indagini. Significativo anche lo scambio di battute tra madre e padre davanti all’ennesimo messaggio del figlio dal fronte. Attraverso i social, utilizzati per comunicare, il 23 enne invia ai genitori la foto di alcuni commilitoni morti in battaglia suscitando un’immediata reazione dei genitori. «Dio li accolga tra i martiri, beati siano i genitori», dice la madre.
«Amen. Veramente beato suo padre, beata sua madre», aggiunge il padre. Infine va anche detto come il padre fosse attivo all’interno delle comunità islamiche di via Domenico Pino a Como e di viale Jenner a Milano.

27 gennaio 2018

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