Reportage

Due chilometri “scandalosi”. La dorsale del degrado cittadino

altDa Camerlata alla Ticosa, i luoghi della Como abbandonata
Due chilometri separano la periferia razionalista di piazza Camerlata dal deserto di cemento dell’ex Ticosa, simbolo appassito della potenza industriale comasca. Soltanto 2mila metri, percorribili, in base al traffico, in tre minuti, capaci però di fotografare un cambiamento radicale.
Lungo questa dorsale – un tempo sintesi perfetta tra bellezza artistica della città e della maestria dei suoi setaioli – a emergere prepotentemente è ormai unicamente il degrado.
Un decadimento inesorabile

che mostra numerose ferite aperte. A cominciare dalla celebre fontana di Camerlata, ideata dall’architetto Cesare Cattaneo e dal pittore Mario Radice.
Un monolite su cui, ciclicamente, si accendono i riflettori per lo stato di incuria in cui versa. Un monumento che troneggia stancamente in una piazza sempre più desolata, in cui si fa fatica a trovare un negozio aperto.
Da qui parte la Napoleona, in passato vena nella quale si scorreva velocemente dalla periferia al centro e oggi, invece, strada martoriata e caotica oltre che logorata da crepe profonde e avvallamenti del manto stradale.
Ma è nelle arterie laterali della Napoleona, spesso invisibili ai più, che emergono le ferite più profonde. Piaghe che non si cicatrizzano anche per colpa della inciviltà. Come non indignarsi, ad esempio, nel percorrere il sottopassaggio che porta al vecchio ospedale Sant’Anna. Un cunicolo buio, sporco e maleodorante dove, ieri mattina intorno alle 10, ci si poteva imbattere in una donna intenta a fare i propri bisogni tra la noncuranza dei pochissimi passanti. Trenta metri oltre i quali si emerge davanti all’ingresso del vecchio Sant’Anna, struttura in gran parte ormai svuotata. L’immenso complesso mostra evidenti segni di cedimento.
La ruggine si sta impossessando di ogni centimetro quadrato. Gli orologi che svettavano sui padiglioni sanitari oggi sono fermi e pericolanti. Con le lancette bloccate, a certificare il cristallizzarsi del tempo. Anche nella laterale via Michelangelo Colonna, dove una volta l’accesso carraio del Sant’Anna era sempre trafficato, oggi regna la desolazione.
Riprendendo la discesa verso la Convalle e deviando leggermente dalla dorsale, si può cercare di evitare il traffico imboccando via Mulini. Pochi metri di curve tortuose per arrivare al cospetto dell’autosilo, gigante d’acciaio e di cemento perennemente addormentato da quando, nel 2010, l’ospedale Sant’Anna ha traslocato a San Fermo. Data che ha fatto cadere in un letargo infinito questo parcheggio, da allora sempre più vuoto.
A riprova di quanto la struttura sia poco amata dai comaschi c’è il cartello luminoso, collocato in Napoleona poco prima della svolta in via Turati.
Segna, giorno dopo giorno, il numero dei posti liberi. Ieri erano 395. Gli stalli occupati sono ormai soltanto quelli del sesto piano, trasformato in deposito giudiziario per le auto sotto sequestro. Per il resto, sono sempre meno gli utenti del vecchio ospedale a scegliere l’autosilo della Valmulini, struttura scoperta invece dai writers.
Metri cubi di cemento e acciaio diventati palestra per i graffitari. Ormai da più di un anno campeggia sulla facciata, visibile anche dalla Napoleona, un immenso disegno, corredato dalla scritta Videocracy, diventato parte del paesaggio urbano. Risalendo in superficie, poco prima di sbucare in Napoleona, si fa in tempo a notare, sempre in fondo a via Mulini, un punto spesso utilizzato come discarica a cielo aperto. Infine planando a valle, ecco l’ultimo sfregio alla città. Appena imboccata la tangenziale, il campo visivo viene invaso dallo scheletro della Santarella.
Tutto intorno l’immenso spiazzo dell’ex Ticosa, dove si lavora da troppo tempo alla bonifica. Inquietante è partire da qui sul calare della sera quando le luci illuminano l’area chirurgicamente sezionata dagli scavi in corso. Rivolgendo lo sguardo verso l’alto, infine, è impossibile non notare il Baradello che sembra vegliare stancamente su questo paesaggio sempre più tetro.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
L’autosilo della Valmulini è sempre più una gigantesca cattedrale nel deserto
17 Ottobre 2014

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