Due giorni intensi del Pontefice sul Lario. «Grazie per la vostra stupenda accoglienza»

altMaggio 1996: il vescovo Maggiolini corona il sogno di riportare il successore di Pietro a Como
La diocesi delle montagne, come amava definirla, appare a Papa Giovanni Paolo II con tutta la sua straordinaria bellezza primaverile, quando l’elicottero che lo trasporta da Orio al Serio, e che ha sorvolato parte del territorio della diocesi, appare nel cielo sopra la città lariana.
Una visita papale, a poco più di novecento anni dall’ultima presenza di un pontefice a Como. Era il 3 giugno del 1095 quando Urbano II, durante il viaggio verso Clermont Ferrand, in Francia, per il Concilio

fece una deviazione e raggiunse Como. Nell’occasione della sua visita, consacrò Sant’Abbondio. Poi più nulla per nove secoli, fino alle 18.17 di quel 4 maggio 1996, quando il Papa polacco, pellegrino in tutto il mondo, scende dall’elicottero e mette piede sul prato dello stadio Giuseppe Sinigaglia.
Una doppia festa, perché l’arrivo di Karol Wojtyla a Como avviene a sole due settimane dal settantaseiesimo compleanno del pontefice (nato a Wadowice il 18 maggio 1920).
Ad accoglierlo, mentre le campane di Como e di tutta la diocesi suonano a festa, saranno i bambini, radunati allo stadio da tutte le 341 parrocchie della diocesi, la più grande d’Italia con i suoi 4.200 chilometri quadrati che si estendono da Novara a Bolzano. Mezzo milione di abitanti, dei quali ben ottantamila (praticamente, uno ogni sei) saranno presenti sulla piana di Lazzago il giorno dopo, domenica 5 maggio, in occasione della Santa Messa solenne officiata dal Pontefice che chiuderà la visita.
Prima di allora, saranno stati tanti, e diversi, i momenti di incontro tra la città, la diocesi tutta e il Santo Padre, a cominciare da quel giro con la “papamobile” per le strade di Como, addobbate a festa e decorate di giallo e bianco – i colori del Vaticano – con migliaia di persone che affollavano e gremivano i marciapiedi, gli slarghi, i balconi, le finestre, le aiuole e le rotonde lungo il percorso dallo stadio tutto intorno alla città murata fino a Sant’Agostino e, quindi, piazza Cavour.
Il “salotto di Como” attende l’illustre ospite e fa da sfondo al benvenuto da parte dei rappresentanti di tutti i 203 Comuni compresi nel territorio della diocesi, dai due capoluoghi – Como e Sondrio – ai più piccoli e sperduti paesini di montagna. Per la città lariana, ad accogliere Karol Wojtyla sarà Alberto Botta, allora al suo primo mandato di sindaco di Como.
«Ricchi, ricchi, ricchissimi…», così il Papa saluterà i fedeli che lo ascoltano, in piazza, nelle strade o attraverso la televisione (l’emittente lariana Etv trasmise l’intero evento in diretta).
«Ricchezza della natura, ricchezza della storia, ricchezza del cuore. Novecento anni dall’ultima visita di un Papa: chissà se c’è ancora qualcuno che l’ha vista!», scherzerà con la folla il Santo Padre.
E ricorderà anche una seconda ricorrenza che, di lì a pochi anni, avrebbe atteso Como: il secondo centenario, nel 1999, della scoperta della pila da parte di Alessandro Volta, figlio di Como e, nelle parole dello stesso Pontefice, «grande scienziato e uomo di profonda fede».
La cattedrale di Como, consacrata alla Beata Vergine tanto cara a Giovanni Paolo II, lo attende con cinquanta Ave Maria del Rosario che si rincorrono per le navate e i colonnati della chiesa, da poco rimessa a nuovo proprio per celebrare al meglio lo storico evento.
Particolarmente emozionante il momento del saluto tra il Papa e la folla di fedeli radunata sotto il balcone dell’arcivescovado, in piazza Grimoldi. Centinaia di persone assiepate nella piazzetta stretta tra il Duomo e la chiesa di San Giacomo, che lo invocano, lo salutano, lo applaudono. E non lo lasciano andare a riposare. «Il giorno per lavorare, la notte per dormire», dovrà ricordare Papa Wojtyla a un certo punto, lanciando la sua benedizione dal balcone del palazzo arcivescovile, in compagnia di monsignor Alessandro Maggiolini. La giornata è stata lunga e faticosa, anche per un uomo capace di affrontare con il sorriso gli impegni più gravosi.
Ma all’indomani lo attende un’altra giornata impegnativa, anzi ancora più impegnativa. Domenica 5 maggio il primo appuntamento, la mattina presto, è in Cattedrale con il mondo del lavoro: un tema molto caro al Pontefice, che al lavoro come diritto e come base per una vita dignitosa e cristiana ha dedicato una grande parte del suo pontificato, a partire dall’enciclica “Laborem Exercens” del settembre 1981.
Bruno Gentili ed Elisa Codazzi presenteranno le due voci del mondo del lavoro: rispettivamente quella dell’imprenditoria e dei lavoratori. Due voci, a significare la grande operosità di questa terra comasca e valtellinese, con una enorme capacità imprenditoriale, artigiana e lavorativa. A loro, a tutti i presenti e anche a chi non ha potuto essere presente, Giovanni Paolo II dedicherà i suoi “sì”: a una retta organizzazione del lavoro, che assicuri il rispetto delle qualità delle competenze di ciascuno; alla libera iniziativa e al libero mercato, ma subordinati al superiore obiettivo della solidarietà superando antagonismi e rivalità.
Il Pontefice ricorda anche il fiume di poveri che percorre Como alla ricerca della possibilità di una vita migliore: è il tema della migrazione, già allora fenomeno di grande dimensione che Giovanni Paolo II riteneva meritasse attenzione e risorse maggiori di quante invece riceveva.
E poi i giovani, il grande amore di questo Papa tra i più longevi nella storia della Chiesa. Ai giovani ha dato molto, e loro hanno sempre risposto con altrettanto amore. I giovani di Como non hanno certo fatto eccezione. Lo hanno atteso per ore, sugli spalti dello stadio cittadino, festeggiandolo con cori e preghiere. «Si vede, si sente, la gioventù di Como è qui pronta»: con queste parole Wojtyla avrebbe risposto alla festosa accoglienza riservatagli dalle migliaia di ragazze e ragazzi accorsi al Sinigaglia. «Non si deve avere paura. Sforzatevi di amare anche coloro che sembrano essere nemici. Siate però intransigenti quando si tratta di difendere la Verità», è stato il suo messaggio.
Dopo i giovani, gli anziani, i malati, gli infermi, che Giovanni Paolo II incontrerà nel cortile dell’Opera Don Guanella, a pochi metri dalle spoglie dei beati don Luigi Guanella e suora Chiara Bosatta.
A chiudere l’eccezionale incontro tra il Papa e la gente di Como, del Lario, della Valchiavenna, della Valtellina e delle altre zone della diocesi, sarà la Santa Messa celebrata sulla «stupenda piana di Lazzago», come la definì lo stesso pontefice, un campo da sempre coltivato dal lavoro dell’uomo. Anche questo un simbolo dell’attenzione per il tema del lavoro.
Con le parole di saluto indirizzate agli 80mila fedeli accorsi e anche a quelli che non avevano potuto venire: «Città di Como, diocesi di Como, grazie per questa vostra stupenda accoglienza. Grazie alla Valtellina».

Franco Cavalleri

Nella foto:
Sabato 4 maggio 1996, ore 18.17: il Papa arriva in elicottero allo stadio Sinigaglia di Como

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