Cronaca

E alcuni ragazzi confermano: «noi vittime dei soprusi di teppisti»

bullismo, bulliReportage dalle zone “calde” della città
«Ciao ragazzi. Girano bulli o teppisti, in questa zona?». Domanda secca. I quattro studenti appollaiati sul muretto di piazza Gobetti smettono di parlare. Prima di rispondere si scambiano un’occhiata, poi guardano attorno come per controllare se “quelli là” sono nei paraggi. “Quelli là” sono la banda di teppisti che alcuni studenti comaschi, loro malgrado, conoscono fin troppo bene.
Si fa avanti il primo dei quattro ragazzi: «A me hanno puntato un coltello addosso». Lo segue il secondo: «Io sono stato picchiato». Il terzo: «Hanno preso

  a schiaffi una mia amica». Il quarto: «Mi son venuti a prendere in piazza Vittoria, mi hanno minacciato».
Basta una chiacchierata di cinque minuti per capire che la segnalazione contenuta in una lettera inviata al “Corriere di Como” è fondata: una mamma denuncia l’esistenza di una baby-gang che si muove tra Portici Plinio, piazza Volta e piazza Vittoria per insultare, picchiare e spaventare gli adolescenti del centro.
Troppi particolari coincidono: i luoghi di ritrovo, la nazionalità, persino le angherie commesse combaciano. I racconti della donna e dei quattro ragazzi sembrano riferirsi alla stessa banda.
Un gruppo di diciottenni ieri mattina si è concesso il lusso di sedersi a chiacchierare sul muretto di piazza Gobetti. Un lusso. Sì, perché di solito la piazzetta è territorio della gang. Vietato entrarci, a meno che non si cerchino rogne.
«Ho preso la patente – racconta il primo ragazzo, giubbino di pelle e faccia da bravo ragazzo – così sono venuto qui con i miei amici, per festeggiare mangiando un panino al Mc Donald’s. Oggi ci va bene. Ma di solito non passiamo da queste zone: non è sicuro, se ci sono loro».
“Loro” sono un gruppo di teppisti tra i 14 e i 18 anni. Stando ai racconti dei ragazzi, la banda non ha un numero fisso di componenti: possono essere in quattro, ma anche in venti. Dipende da come si mette la situazione, perché «hanno metodi mafiosi: se qualcuno osa reagire, loro ne chiamano altri. Più grandi e più violenti. Vengono pure a cercarti».
Com’è accaduto al secondo del gruppo, un diciottenne con i capelli neri a spazzola. «Dopo una discussione, uno di questi è venuto in piazza Vittoria a minacciarmi. Avrà avuto 14 anni». «Quando passi dai Portici Plinio – continua il terzo, uno studente con i capelli lunghi e gli occhiali – devi star zitto e andartene, altrimenti rischi di essere stuzzicato e poi pestato. A me è successo. Solo perché magari non ti vesti come loro». E loro come si vestono? «Sono dei gabber», estremisti della discoteca.
Il ragazzo dai capelli lunghi è stato pestato. Ma al suo amico è andata peggio: si è trovato un coltello puntato addosso. «Sono intervenuto in una discussione, ho detto a queste persone di smetterla. E uno mi ha mostrato la lama, come per dirmi di farmi gli affari miei».
I metodi spicci di questa gang ricordano davvero le intimidazioni dei mafiosi. «Ti provocano, ti sfottono. Se reagisci e sono in minoranza, vengono poi a cercarti con amici più grandi».
Ricapitolando: tutti i quattro ragazzi del gruppetto con cui ci fermiamo a parlare hanno avuto problemi con questa banda di teppisti. Uno è stato minacciato, uno pestato, a un altro hanno mostrato un coltello. Il quarto studente è intervenuto per difendere una ragazza: «Da una banale discussione per un cappello, uno di questi bulli ha preso a schiaffi una mia amica. Assurdo».
Parola dopo parola, dai racconti degli studenti emerge un quadro preciso e preoccupante: la banda è composta da adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Alcuni sono comaschi, altri pare siano di origini albanesi. Si muovono tra piazza Vittoria, piazza Volta e piazza Gobetti (dietro i Portici Plinio). Alle 13 si ritrovano in piazza Vittoria, altrimenti fanno base in piazza Gobetti. «Spacciano», raccontano i ragazzi. Di sicuro, terrorizzano i loro coetanei: «Abbiamo paura. Questi fanno rissa per puro divertimento».
I pugni volano come prima risposta, al primo accenno di reazione. Per attaccare basta un pretesto: «Hai una sigaretta?». Oppure: «Cos’hai da guardare?». Conviene tirar dritto e abbassare gli occhi. Altrimenti, son botte. Accade nella “tranquilla” Como, in centro storico.

Andrea Bambace

Nella foto:
Ragazzi comaschi rivelano: «I bulli hanno metodi mafiosi: se qualcuno osa reagire, loro ne chiamano altri e ti cercano in giro per la città»
21 marzo 2010

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