È corsa al cambio in Canton Ticino: ma il franco forte spaventa il commercio

Negozi vuoti, code davanti a banche, uffici postali e, soprattutto sportelli di cambio. Le conseguenze dell’impennata della moneta elvetica sono subito tangibili in Canton Ticino . Già da giovedì scorso, è scattata una frenetica corsa al cambio. Per un franco svizzero, rispetto agli 82 centesimi di mercoledì scorso, ieri era possibile ottenere fino a 95 centesimi di euro.
Da Chiasso a Mendrisio passando per i paesi minori, ovunque ieri era possibile imbattersi in lunghe code di clienti in attesa di convertire i propri franchi in euro. Somme perlopiù dai mille ai 5mila franchi.
Non oltre, almeno non in una sola operazione, per evitare di incorrere nelle pratiche burocratiche previste dalle norme per contrastare il riciclaggio.
Tra i commercianti prevale la preoccupazione, anche se non manca chi getta acqua sul fuoco ed è pronto ad attendere l’evolversi della situazione.
«Abbiamo adottato il cambio di uno a uno e ora attendiamo di vedere cosa accadrà – spiega la responsabile di “Monn”, Tania Wis – Dai clienti non abbiamo ancora avuto richieste in merito alla situazione. La nostra politica è sempre stata l’utilizzo di un tasso di cambio favorevole al cliente».
«Sicuramente la decisione della Banca Centrale avrà conseguenze per tutti i commercianti – aggiunge Wis – Del resto, per questo era stato introdotto il tetto. Le prossime settimane ci diranno quali saranno queste conseguenze. Potrebbero essere pesanti, ma è sbagliato fare un allarmismo immediato. Meglio attendere».
«I commercianti già da tempo stanno affrontando un periodo difficile e questa decisione è un altro duro colpo – dice il fotografo Carlo Pedroli – Soffrirà molto anche l’industria e chi esporta. Al momento comunque credo sia necessario attendere per valutare come si assestano il cambio e la situazione in generale».
Oltreconfine, come in Italia, è tempo di sconti e i negozi pubblicizzano i ribassi.
I centri commerciali di Chiasso e Mendrisio appaiono comunque affollati, ma i frequentatori più assidui non mancano di notare un calo della clientela. La preoccupazione tra commessi e venditori, soprattutto frontalieri, è palpabile, anche se pochi accettano di parlare.
E nella giungla che si è venuta a creare in poche ore le reazioni sono le più diverse.
Alcuni negozi, soprattutto quelli di grandi marchi internazionali, hanno deciso, almeno per il momento, di mantenere il vecchio tasso di cambio. Al contrario, c’è qualche negozio che, già da ieri, non accetta più i pagamenti in euro.
Ulteriori particolari sul Corriere di Como in edicola sabato 17 gennaio

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