E sui muri concessi ai graffitari da Palazzo Cernezzi è polemica

L’esecutivo ha anche istituito un albo per la “street art”
Dopo l’ultimo raid dei writers, è tornata d’attualità anche l’istituzione da parte della giunta di Como, lo scorso giugno, di un vero e proprio albo ufficiale dei writers con la contestuale concessione di 12 muri pubblici da colorare. Sul tema, hanno preso posizioni diametralmente opposte il capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Cernezzi, Marco Butti, e il collega del Movimento 5 Stelle, Luca Ceruti.
Butti è per la tolleranza zero senza troppe distinzioni tra imbrattatori e potenziali artisti: «Via le bombolette dei writers – dice – Al sindaco noi diciamo che serve la tolleranza zero e che faccia dipingere i muri di casa sua piuttosto che quelli di una città in cui, se non vi fossero i volontari, le scritte occuperebbero ogni superficie. Mi sono opposto e lo farò ancora a questo albo della vergogna. Lucini e i suoi assessori e consiglieri farebbero meglio non lanciare più iniziative intrise di falso buonismo».
Di idee radicalmente diverse, soprattutto in merito all’opportunità di concedere o meno i 12 muri ai writers, l’idea del grillino Ceruti. «Proprio al netto dei vandalismi come quello sulla scalinata – sostiene il capogruppo dei Cinque Stelle in Comune – l’istituzione del registro e la definizione degli spazi appropriati servono per individuare e separare i vandali dai writers e per definire i luoghi fuori dai quali l’uso delle bombolette merita una punizione severa. Cantù porta più esempi di luoghi riqualificati, Milano anche. Più che pubblicare foto dei vandali, conviene aumentare i controlli e fare in modo che il Comune si costituisca parte civile per i risarcimenti».

Nella foto:
Uno dei tanti muri del centro di Como ancora ricoperto di vari scarabocchi

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