Ecco come l’archistar Libeskind vuole accendere il primo bacino

altUna struttura in fibra di carbonio e 14 pali per rinforzare la diga
(l.m.) Ieri è stato il giorno della trasparenza. L’omaggio ad Alessandro Volta di cui Como discute da settimane, destinato a riaccendere un luogo suggestivo ma poco inserito nel circuito del turismo urbano come la diga foranea “Caldirola” di Como, eredità dell’Ottocento, è un’opera al passo con i tempi. Ma che ha radici comasche, come ha sottolineato Giuseppe Blengini, direttore dello studio milanese di Daniel Libeskind. Che guarda caso vinse il concorso per il Museo dell’Olocausto di Berlino

poco dopo uno storico workshop all’Asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni. L’archistar, sul lago, si sente insomma a casa: «Il monumento è il suggello del legame con la città di Como, città a cui sono particolarmente affezionato avendola scelta nel 1988 come sede per la scuola di architettura “Summer Session”».
E per celebrare Volta, nell’anno dell’Expo, ha scelto la tecnologia. Una struttura in fibra di carbonio con armatura di acciaio, alta 16 metri, capace di resistere al vento e alle intemperie oltre che nei limiti del possibile all’inquinamento (vedi il triste caso della fontana di Camerlata). Il peso, grazie alla fibra di carbonio e alla struttura leggera con la vela orizzontale che si regge sui plinti verticali, è di “sole” 11 tonnellate. Da posare su un punto panoramico al termine della diga foranea di Como tutto nuovo, allargato e su base metallica, ma anche con 14 paline che l’ancoreranno al suolo, lunghe 36 metri. Più giochi d’acqua e illuminotecnici, al termine del cantiere (durata prevista in tutto 180 giorni) e un nebulizzatore per creare, ciliegina sulla torta, un effetto nuvola. Costo un milione e 50mila euro preventivati, somma interamente coperta dagli sponsor. Tempi di realizzazione: da dicembre alla primavera, inaugurazione entro il 30 aprile, in tempo per l’Expo 2015, alla presenza di tutti i delegati dell’Esposizione universale.
Sono i dati essenziali dell’opera di Daniel Libeskind The Life Electric, la cui carta d’identità comprensiva di rendering e modellino tridimensionale è stata presentata ieri nell’attesissima conferenza stampa all’Hotel Terminus. Facevano gli onori di casa gli “Amici di Como”, che hanno precisato di non volere entrare nelle polemiche sulla natura e la destinazione dell’opera.
Daniele Brunati, per conto dell’associazione che riunisce numerosi imprenditori lariani, ha annunciato che la Fondazione Cariplo è già entrata in gioco con 100mila euro di finanziamento. E ha invitato all’ottimismo, così come il presidente degli “Amici”, Silvio Santambrogio: «L’opera porterà luce al primo bacino, come il progetto di Ground Zero di Libeskind ha portato luce al quartiere di Manhattan».
Ma lasciamo la parola all’autore, che sarà presente il 20 ottobre a Milano per la presentazione ufficiale del progetto esecutivo. «La forma dell’installazione – scrive Libeskind nella presentazione del progetto – trova cardine nella mia costante ricerca sulla rappresentazione architettonica dell’energia. L’opera congiunge gli elementi: luce, vento e acqua. Un’installazione, una gateway fisica e ideale aperta sul ventunesimo secolo».
L’opera nasce come meditazione sulla fisica voltiana, nasce insomma dal linguaggio della scienza, come già tante volte è avvenuto nella ricerca di Libeskind, che rivela: «Si ispira alla tensione elettrica tra i due poli di una batteria, il grande dono di Volta all’umanità». E per fugare i dubbi sorti in settimane di dibattiti, ieri è stato più volte sottolineato che la scultura è permeabile alla vista per non oscurare il panorama limitandosi ad incorniciare la sua bellezza naturale. Più come detto i giochi di luce, immancabili in un omaggio a Volta: un sistema di controllo gestisce l’esecuzione di brevi cicli luminosi, che simulano la naturale variazione della temperatura del colore e dell’intensità della luce diurna nell’arco della giornata.
Ma il percorso avrà altre tappe. Libeskind, tramite gli “Amici di Como”, donerà al Comune l’opera. Ma solo chi si aggiudicherà la gara indetta da Palazzo Cernezzi per lavorare alla diga potrà successivamente sfruttare per marketing il lavoro finito. Anche per coprire i costi della manutenzione annua dell’opera, rivestita con una particolare vernice hi tech.
Intanto i tempi stringono. Oggi alle 12 a Menaggio si aprirà la Conferenza dei servizi che insieme a tutte le amministrazioni coinvolte dovrà esprimere il proprio parere e decidere in base alla prevalenza degli interessi pubblici coinvolti. Nel caso in cui il parere della Soprintendenza fosse negativo, la questione potrà essere rimessa al Consiglio dei Ministri che si pronuncerà entro 60 giorni. Appuntamento oggi nella sede dell’Autorità di Bacino del Lario di piazzale Vittorio Emanuele 4 a Menaggio per una nuova puntata della vicenda.

Nella foto:
Il sistema di pali che ancorerà la diga foranea per sorreggere l’opera di Libeskind

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