Ecco i “nuovi” numeri della Città dei Balocchi. Ma adesso serve l’analisi delle singole fatture

casette città dei balocchi

Qualche nebbia che si dirada. Molti punti oscuri che rimangono tali. E, soprattutto, la certezza che la pressione esercitata dall’opinione pubblica serve. Perché impone a tutti un comportamento responsabile.
Il bilancio consuntivo dell’edizione 2018-2019 della Città dei Balocchi non è ancora uscito del tutto dal suo cono d’ombra, ma qualcosa comincia a intravedersi.
Il Corriere di Como è infatti in grado di svelare le cifre del secondo rendiconto, inviato il 20 marzo scorso in Comune dagli organizzatori della kermesse natalizia dopo un sollecito degli uffici.
Il primo documento non era stato giudicato sufficientemente dettagliato e analitico. E non poteva essere altrimenti, essendo composto di sole 17 voci d’uscita e 6 d’entrata. Qualcosa è successo. Le proteste in consiglio comunale della Lista Rapinese e l’insistenza di questo giornale per il rispetto delle regole – fissate, è bene ricordarlo, sia nel contratto d’appalto sia in una mozione consiliare – hanno prodotto un primo, importante risultato. Il consuntivo delle spese è magicamente passato da 17 a 58 voci. A dimostrazione di quanto la versione iniziale fosse davvero insufficiente (e qualcuno dovrebbe chiedersi perché, in prima istanza, fosse stato depositato un simile documento).
Tutto a posto, allora? Non proprio, dato che – come detto – molti passaggi devono ancora essere lumeggiati. E tuttavia, qualche riflessione in più è adesso possibile.
Partiamo allora dal documento. Che abbiamo avuto da fonti riservate. E non da chi – il Comune – avrebbe dovuto immediatamente renderlo pubblico, in omaggio al bisogno di trasparenza che è oggi la cifra principale dell’azione amministrativa, almeno secondo la legge.
I “nuovi” numeri permettono intanto di formulare una tesi, la stessa che noi consideriamo il punto di partenza di ogni ragionamento su questa vicenda.
La Città dei Balocchi, per chi organizza l’evento, è un gigantesco affare. Il bilancio finale costi-ricavi parla di un disavanzo di quasi 6mila euro, ma la lettura delle singole voci – oggi più numerose di ieri – sembra smentire del tutto questo assunto (la totale certezza si avrebbe con l’analisi delle fatture, ma di questo parleremo dopo).
Ciò che appare evidente è che il grande evento natalizio, con i suoi giganteschi incassi, permette di mantenere e finanziare una struttura organizzativa molto ampia. Di per sé la cosa non è né sconveniente né illecita.
Anzi, al contrario. Ma andrebbe dichiarata. Andrebbe spiegata a chi ancora pensa che la Città dei Balocchi sia invece un “regalo” di alcuni mecenati e di pochi imprenditori illuminati e innamorati del territorio.
Prendiamo ad esempio i costi del personale: 94mila euro per la «segreteria» e i suoi «collaboratori coordinati e continuativi» e 75mila euro per il «personale gestione mercatino» e i relativi «collaboratori coordinati e continuativi».
Chi sono queste persone? Quante sono? Per chi lavorano? Con quali compiti?
Anche la voce pubblicità e promozione si presta a letture di natura diversa.
A cominciare dai 21.600 euro di «Contributo sponsorizzazione-eventi». Scritto così sembrerebbe una vera anomalia: un organizzatore che sponsorizza sé stesso o la sua manifestazione. Può darsi che la nostra sia un’interpretazione errata, e siamo pronti senza problemi a correggerla. Non prima di aver messo in evidenza, ancora una volta, la trappola insita nella vaghezza.
Il secondo consuntivo, come detto, permette poi di scoprire alcune cose davvero interessanti.
Il noleggio della pista del ghiaccio di piazza Cavour, ad esempio, da sempre considerato come uno dei costi più proibitivi della kermesse, è in realtà tra le voci meno elevate di spesa: 16mila euro.
I fuochi d’artificio di capodanno costano di più: 20mila euro. Enormemente più cari, almeno stando a quanto si legge nel rendiconto del 20 marzo, sono invece le «proiezioni architetturali»: quasi 132mila euro. Una cifra inattesa e molto significativa.
Anche il costo dell’allestimento delle decine di casette disseminate nel centro e a ridosso del Duomo, appare oggi diverso rispetto a pochi giorni fa. Nel primo rendiconto, infatti, la voce unica «allestimento mercatino» sfiorava i 400mila euro. Adesso, alla luce del nuovo documento, il «noleggio delle attrezzature mercatino» è sceso a 135mila euro. Accanto convivono, sotto lo stesso “tetto”, le spese per il personale (quelle citate prima, tutte da chiarire) e le spese per la «comunicazione e promozione» del mercatino: 43mila euro di cui sarebbe molto interessante conoscere la destinazione.
Ora, sindacare la qualità della spesa non è compito nostro. Per quanto la manifestazione incassi quasi 60mila euro di finanziamento pubblico, non è certo utile discettare se sia meglio o peggio un tipo di luce o un altro o se sia giusto noleggiare una casetta più costosa di un’altra. Tuttavia, almeno a nostro avviso, resta necessario sapere in quale direzione vengono spesi i soldi. Se cioè alcuni interventi siano davvero necessari.
Questo sarebbe possibile se si conoscesse il dettaglio delle fatture. Una richiesta fatta dal consiglio comunale con un voto unanime e rimasta del tutto disattesa. E sulla quale invece il Comune dovrebbe insistere.
Se le voci di costo sono più che triplicate da un rendiconto all’altro – da 17 a 58, come detto – le voci di ricavo sono rimaste invariate.
E però, la specifica di una di queste voci permette di conoscere almeno un altro dato interessante: l’ammontare medio dell’affitto di una casetta del mercatino.
La Città dei Balocchi, negli anni, si è trasformata – a detta di tutti gli osservatori – in un grande bazar. Questa gigantesca casbah, in cui si vendono soprattutto salami e dolciumi, frutta agli organizzatori 544mila euro.
Nell’edizione 2018-2019 gli espositori che hanno affittato una casetta sono stati 89.
Fermo restando che il prezzo sarà sicuramente stato diverso a seconda della grandezza, in media per ciascuna casetta sono stati spesi 6.120 euro. Pochi, troppi?
Ciascuno valuti come meglio crede. Un dato è certo. La manifestazione è durata 44 giorni. Per avere una casetta servivano 140 euro al giorno. Gli affari sono affari.

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