Ecco la ricetta contro la movida: «Più controlli e più tavolini». Ma in Tremezzina si rischia una nuova invasione

In occasione del 4 maggio. Prefetto

Prima la proposta di un “Daspo urbano” per chi non rispetta le regole della Fase 2 in tema di assembramenti e mascherine. Ora una ricetta forse più semplice per arginare il fenomeno dei giovani e giovanissimi dell’aperitivo lungo, fino notte, quelli con bicchiere o bottiglia in mano e mascherina penzolante dall’orecchio, il cosiddetto popolo della movida. Assembramenti che possono diventare pericolosi con il virus ancora latente.
Tre città della provincia hanno pensato di provare a far cambiare la movida: da “in piedi” a “seduta” ai tavolini. Concedendo gratuitamente molto più spazio a bar e ristoranti.
La questione è stata affrontata anche nel corso del recente vertice in Prefettura con le forze dell’ordine, come spiega il sindaco di Erba, Veronica Airoldi.
«L’idea condivisa dal tavolo è di trovare una soluzione uniforme per tutto il territorio – dice – anche per questo motivo è stata importante la presenza di Mauro Guerra, sindaco di Tremezzina e presidente di Anci Lombardia. Se ogni sindaco si muove in autonomia si rischia il caos. Vedremo come si evolve la situazione nel weekend. Sul nostro territorio abbiamo anche un organico di polizia locale insufficiente. C’è chi ha parlato di anticipare la chiusura dei locali. Credo che la questione si possa affrontare in modo più razionale. Si deve essere intransigenti contro chi non rispetta le regole, ma si deve anche cercare di aiutare gli esercenti. Noi abbiamo chiesto ai baristi di ridurre in più possibile l’asporto. In cambio abbiamo garantito maggiori spazi esterni per i tavoli».
«In un giorno c’è stato il vertice in Prefettura e l’incontro con gli esercenti – ricorda il sindaco di Cantù, Alice Galbiati – Gli stessi imprenditori sono preoccupati su come gestire le persone. Noi possiamo garantire i controlli. Abbiamo raddoppiato le pattuglie di polizia locale, avremo anche il supporto della polizia di Stato. Saranno serate importanti per monitorare il fenomeno. A Cantù è stato già sospeso il Mercoledrink e abbiamo dato la possibilità ai locali di ampliare l’area esterna sul suolo pubblico. I giovani si devono abituare a una movida diversa» dice ancora il sindaco.
Anche a Como si va in questa direzione. Ieri la giunta, su proposta dell’assessore al Commercio, Marco Butti, ha deciso di estendere l’ampliamento gratuito delle zone pubbliche ai chioschi-bar, dopo l’ordinanza sulle aree di dehor.
C’è però anche un’altra questione sul tavolo, in particolare per Como, per i comuni rivieraschi e per quelli montani, ovvero il contenimento dell’afflusso turistico dall’esterno.
«Guerra, in Prefettura, ha parlato di numeri simili alla sagra di San Giovanni nell’ultimo weekend» ricorda sempre Alice Galbiati. «Anche per questo è importante che i sindaci non si muovano in autonomia, ma con provvedimenti uniformi, altrimenti si rischia la migrazione da un comune all’altro».
«Su Como stiamo provvedendo a monitorare le varie situazioni per eventuali provvedimenti laddove ci fosse il bisogno» spiega l’assessore alla Sicurezza, Elena Negretti.
Questa sera, intanto, inizia il primo lungo ponte della Fase 2, che terminerà martedì.

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