ECCO L'INTEGRAZIONE TRA OSPEDALE E TERRITORIO

di MARIO GUIDOTTI

Un bilancio incoraggiante
Vuoi vedere che ciò che temevamo diventasse un bidone e un carrozzone potrebbe trasformarsi nella gallina dalle uova d’oro? Chissà mai che il brutto anatroccolo non divenga un bellissimo cigno.
Tutti presi a elogiare le maestosità e i fuochi d’artificio del nuovo nosocomio di San Fermo, non ci siamo accorti dell’utilità, della dignità e della laboriosità del vecchio Sant’Anna, o poliambulatori di via Napoleona, struttura per la quale si stanno snocciolando cifre di tutto rispetto riguardo
le attività svolte nel 2011, in un complesso edilizio vivo, abitato, palpitante e per nulla allo sbando, imbolsito o crepuscolare.
Avevamo paura di una nuova Ticosa, qualcuno paventava già il degrado, ed invece ecco la prova di come strutture o condizioni potenzialmente critiche possano offrire opportunità di miglioramento, di crescita, di sviluppo.
Certo, ci sono luci e ombre. Padiglioni periferici abbandonati, un autosilo desertificato sulla via della quiescenza. Ma forse le belle sorprese non finiranno qui. Se vanno a buon fine i progetti e le intese di cui si parla in questi giorni, l’ex Sant’Anna potrebbe diventare il vero baricentro tra i due ospedali per acuti di Como e provincia, Valduce e nuovo Sant’Anna, ma soprattutto essere l’anello di congiunzione tra ospedali per acuti e territorio. L’evidenza demografica ci dice che Como invecchia e ha sempre più bisogno di supporti sociali, oltre che sanitari, e che ospedali anche avanzatissimi, dotati di strumenti tecnologici moderni e complicati oltre a personale aggiornatissimo, a ben poco servono alla popolazione se non sono accompagnati da “scivoli” che accompagnino il malato e il cittadino fragile alla propria abitazione, possibilmente guarito o almeno un po’ meno malato.
La parola d’ordine per la sanità dei prossimi anni si chiama “integrazione ospedale-territorio”, e consiste in una serie di servizi intermedi, spesso a metà strada tra il settore sanitario e quello sociale, di cui la popolazione è affamata. La struttura di via Napoleona potrebbe essere il cuscinetto perfetto tra l’acuzie, gestita dagli ospedali ad alta intensità di cura, e la cronicità, non sempre e totalmente demandabile alla medicina di base. Esempi? Qui potrebbero trovare alloggio malati con bassa complessità di cura. Quelli che necessitano trattamenti iniettivi, medicazioni, stabilizzazioni. Oppure visite e cure ambulatoriali che non richiedano una struttura ospedaliera intensiva alla spalle. Ancora, prestazioni medico legali: visite per invalidità, per erogazione di sussidi, per forniture di ausili. Perché no, anche una sede di controversie tra i rappresentanti dei malati e degli operatori sanitari. Potrebbe essere il luogo di valutazione dei cosiddetti “codici bianchi”, cioè dei malati che accedono ai Pronto Soccorso con scarsa appropriatezza per forme patologiche minori e li congestionano.
In alcune Regioni vi sono esperienze pilota di medici di medicina generale che filtrano i malati con caratteristiche di intensità minore. Potrebbero essere posizionati in via Napoleona, magari dotati di una strumentistica di base: ecografi, esami del sangue, radiologia tradizionale. Insomma, una via intermedia tra l’ambulatorio del medico di base privo di strumenti e l’ospedale.
Per farla breve, le idee non mancherebbero e i lusinghieri dati riguardanti l’attività dello scorso anno sono uno zoccolo duro sul quale erigere una cittadella sanitaria modello. A Como. Finalmente.

 

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