Ecco perché Como, con tutti i suoi guai, rimane una città sana

Parole come pietre
di Marco Guggiari

Uno sportivo comasco, il capitano della Como Nuoto, interviene per stroncare vandalismi in centro storico, rimedia un vile pestaggio – quattro contro uno – e la frattura del naso. Un ventenne che passeggia con la fidanzata nei pressi di Villa Olmo vede una bambina saltare nel lago, si butta a sua volta, rompe un piede e salva la piccola. Sono storie delle ultime settimane, storie confortanti. Perché raccontano la cronaca della parte migliore di questa città, quella che non si arrende ai reati e

all’indifferenza. In entrambi i casi hanno agito giovani e questo fa ben sperare. Non vogliamo qui pensare al maggiore sprezzo del pericolo, al miglior vigore fisico, entrambi connaturati a quella fase della vita, ma a una freschezza che è buon messaggio per tutti.
Non è un semplice modo di dire affermare che finché ci saranno persone così, la città resterà fondamentalmente sana. Con tutti i suoi difetti e i suoi guai, Como non avrà un grave decadimento morale. Perché i veri problemi nella “polis” iniziano quando prevalgono paura e rassegnazione; quando si preferisce guardare da un’altra parte. A ciascuno il suo, certo, esistono tutori dell’ordine e soccorritori di mestiere, ma il valore aggiunto di una società viene dai suoi membri comuni. Chi rischia in proprio gioca sempre un ruolo importante. A volte agisce d’istinto perché non ha nemmeno il tempo di un calcolo virtuoso o di una contabilità dei timori. Questo però nulla toglie al civismo della faccenda, anzi accresce il valore del gesto. E occorre ripartire da qui anche nella visione generale della città, in prospettiva futura. Se non sono Abbondini d’Oro, i due casi degli ultimi quindici giorni, di certo sono almeno buoni esempi su cui riflettere.

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