ECCO PERCHÉ È GIUSTO LIMITARE LE VISITE

di MARIO GUIDOTTI

I nuovi orari al Sant’Anna
Ci sono volte che sembra di essere in via Vittorio Emanuele a Como il sabato pomeriggio. Dove? Nei reparti ospedalieri durante gli orari di visita ai degenti. La ressa. Abbiamo contato anche nove visitatori per malato.
Quindi andare a trovare i propri cari in ospedale piace, e fa (dovrebbe fare) anche bene al paziente. Ma è sempre un bene? Intendiamo: oltre al probabile bene allo spirito, ne giova il corpo malato? E qui ci permettiamo dei distinguo. Forse non tutti sanno che le malattie sono
prevalentemente trasportate dalle persone. È l’essere vivente il miglior veicolo e vettore dei germi. Potrà non piacere, ma siamo tutti pieni di microorganismi, taluni più docili, altri più ostili. Viene da pensare che andare a trovare un malato in ospedale, già indebolito da una malattia importante (altrimenti non sarebbe lì), può comportare la trasmissione di germi al nostro caro.
Come? Con il fiato, con i baci, con le mani, con gli indumenti. Ci sono a volte dei malati, perlopiù anziani fragilissimi con polmoniti, ictus, cardiopatie che hanno due parenti per lato di letto pencolanti sul loro corpo malato, spesso più altri due seduti sul letto medesimo. Diciamole tutte: taluni bevono nei bicchieri dei malati, altri si servono dei servizi dei degenti e per finire in bellezza ci sono i regali. Tutti sanno che il cibo è la prima medicina. Potremo mai curare bene dei diabetici ai quali i parenti/amici portano dolci?
Potremo mai curare le pressioni arteriose e il colesterolo di ospiti cui vengono recapitati e fatti mangiare salumi? Ma perché non si regala mai ai malati in ospedale un bel libro? Sempre roba da mangiare, spesso cibi spazzatura.
Un’altra? Taluni portano le sigarette. Ancora, tutti sanno che la massima concentrazione di germi patologici è sulla suola delle scarpe. Pensate che entrare in 5-7 persone per degente nelle piccole stanze ospedaliere odierne sia igienicamente opportuno? Certo, c’è il personale di pulizia, ma un conto è passare con i macchinari 2 volte, altro 10 volte al dì. E per il versante psicologico siamo così convinti che il malato stia bene per tutte queste visite? Premesso che le degenze medie ospedaliere sono attualmente di 3 giorni nei reparti chirurgici e 7 in quelli medici, e che quindi nessuno resta isolato dalle proprie famiglie per tempi siderali. Provate a controllare lo stato d’ansia o anche solo la pressione arteriosa di tanti che hanno ricevuto visite inquietanti, durante le quali sono stati sversati problemi domiciliari e drammi familiari, talora veri e propri nodi scorsoi per malati in cerca solo di pace per guarire. L’ospedalizzazione non è certo una vacanza, ma essere lontano dalla quotidianità e dalle beghe di tutti i giorni per concentrarsi sulla propria salute può essere un vantaggio. Ma se da un lato c’è il malato terrorizzato dal ricevere mezza dozzina di vocianti parenti, dall’altra c’è l’immagine bellissima dell’anziano marito che incoraggia la moglie a guarire, o viceversa. Come soluzione vogliamo parafrasare gli economisti contemporanei, mutuando il loro lessico. Per le visite ai degenti vanno usati tagli chirurgici e non lineari. Non si possono usare regole e orari uguali per tutti. C’è il malato che trae giovamento da tante ore con una persona e quello che può stare mezz’ora con più amici. Quindi proponiamo un percorso ad personam, da condividere all’entrata in ospedale per il periodo della degenza, che tutti ci impegniamo a rendere ospitale, e breve. Tutti, sia chi offre la propria professionalità sia chi è accolto.

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