Economia sul Lario, quadro drammatico

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Statistiche poco confortanti su ogni fronte. Tra aprile e maggio i disoccupati sono aumentati del 169,2 %
Allarme di Confindustria: rimane la stagnazione e la produzione è in calo

Aumento dei disoccupati e stagnazione. Non è certo un quadro confortante quello che emerge dalle ultime statistiche relative all’economia comasca che sono state diffuse da Cgil e Confindustria.
Sul fronte dell’occupazione, per quanto riguarda le liste di mobilità di maggio 2013, emerge che sono stati messi in mobilità 318 lavoratori, di cui 315 provenienti da aziende con più di 15 dipendenti.
«Analizzando i dati degli occupati licenziati da ditte con più di 15 dipendenti – spiega

il comunicato del sindacato – verifichiamo che rispetto al mese precedente i lavoratori messi in mobilità sono aumentati del 169,2 %». Ad aprile 2013 furono infatti 117. E le statistiche rispetto al 2012 sono tutt’altro che confortanti: «Nel periodo gennaio-maggio 2013 sono 880 i dipendenti esuberati – conclude la Cgil – Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso si verifica un incremento del 98,6%». Da gennaio a maggio 2012 i lavoratori licenziati furono 443.
Dati drammatici sul fronte dell’occupazione che si accompagnano a quelli dell’indagine congiunturale di aprile 2013, che sono stati diffusi da Confindustria Como. «L’andamento della domanda in questo primo quadrimestre del 2013 evidenzia il protrarsi della stagnazione ormai da diversi mesi – spiegano gli Industriali – L’80% degli intervistati dichiara un calo o al massimo una situazione invariata rispetto agli ultimi mesi del 2012». Il 2013 – fa sapere Confindustria – si è aperto a Como con un calo tendenziale della produzione industriale del -1,2% comunque più contenuto rispetto a quello registrato a livello regionale (-3,4% il dato di Unioncamere).
«Tuttavia l’andamento dell’industria di Como rimane comunque negativo, con il sesto trimestre consecutivo di calo nella produzione industriale», viene specificato. Un altro dato interessante: chi ha una rete di vendita all’estero riesce a sopportare meglio la crisi, mentre imprese di piccole dimensioni risentono maggiormente del forte calo della domanda interna, segnalata in calo per il 45%. E tra chi vive la fase più problematica vi sono le imprese legate direttamente o indirettamente all’attività residenziale.
Infatti, il mercato immobiliare risente non solo del calo continuo dei redditi pro-capite ma anche dell’eccessivo peso della tassazione che grava sugli immobili. Mediamente ad esempio, il passaggio da Ici a Imu ha comportato aumenti del 60% per gli edifici ad uso industriale.
Anche i consuntivi delle vendite nei primi quattro mesi dell’anno segnalano cali rilevanti: metà del campione degli imprenditori intervistati rileva diminuzioni significative. Solo il 27% degli intervistati dichiara aumenti nel fatturato estero e solo per il 9% aumenti in Italia.
Lo scenario di ripresa – specificano gli Industriali – risulta sempre meno probabile nel breve termine. La ripresa dunque, seppur timida, appare plausibile solo nel 2014.
Anche Confindustria nella sua relazione fa un cenno ai dati sull’occupazione, soffermandosi, in particolare, su quelli della cassa integrazione. Nel primo quadrimestre 2013 le ore richieste in provincia di Como sono state pari a 7,3 milioni. Rispetto ai dati di inizio 2008 (pre-crisi) l’aumento è esponenziale: 15 volte maggiore.
«Permane una situazione difficile – commenta Francesco Verga, presidente di Confindustria – Ci preoccupa soprattutto l’aspetto finanziario, con la restrizione del credito e le scadenze fiscali, soprattutto quelle relative agli immobili, che per molti di noi sono aumentate in maniera esponenziale. La nota positiva è che Giappone e Usa – che trainano anche la nostra economia – stanno registrando una ripresa. In Italia auspico che il governo realizzi riforme per la crescita».

M.Mos.

Nella foto:
Telai in una azienda tessile comasca: la situazione presenta poche luci e molte ombre

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