Pochi educatori a Como, bimbi disabili senza assistenza

Palazzo Cernezzi, sede del Comune di Como

Palazzo Cernezzi, sede del Comune di Como Palazzo Cernezzi, sede del Comune di Como

 

Gli educatori messi a disposizione dal Comune di Como per i bambini disabili non sono sufficienti a rispondere a tutte le domande e molte famiglie si sono viste negare o ridurre in maniera significativa l’assistenza ai figli anche in presenza di patologie e disturbi accertati che richiedono un supporto. «Le richieste sono aumentate in modo esponenziale e la possibilità di dare una risposta totale al momento non c’è, anche se stiamo facendo tanto», dice l’assessore ai Servizi sociali di Palazzo Cernezzi Bruno Magatti.
Gli educatori, messi a disposizione dal Comune tramite una cooperativa che ha ottenuto la gestione del servizio, si affiancano all’insegnante di sostegno con funzioni e ruoli ben distinti. L’ufficio servizi sociali del Comune, a fronte delle 90 richieste circa dello scorso anno scolastico, ha ricevuto per quest’anno 60 domande in più.
«Il problema della disparità tra domanda e offerta è reale – dice Magatti – La risposta ideale e un bisogno reale è lontana, soprattutto perché c’è stata una forte impennata delle certificazioni che ci sono state presentate e al momento il monte ore garantito dagli educatori non è sufficiente a coprire tutte le richieste. In pratica, la stessa risorsa è distribuita anzichè su 90 persone su 150. Da un’assistenza di 7-8 ore settimanali in media, con punte di 12, ora il servizio è ridotto e, rispetto soprattutto ai bisogni più gravi, non è certo la situazione ottimale».
La dirigente del settore Servizi sociali di Palazzo Cernezzi Franca Gualdoni conferma il picco delle richieste e le valutazioni in atto per migliorare la risposta. «L’educatore dovrebbe avere un ruolo differente rispetto all’insegnante di sostegno, dovrebbe aiutare il minore in particolare nella relazione con gli altri – spiega – A volte, purtroppo, questa figura si trova anche a dover sopperire alla carenza di insegnanti di sostegno. Il Comune, oltre alla figura dell’educatore, ha attivato anche alcuni assistenti sanitari per i bambini che devono essere aiutati nei bisogni primari».
L’amministrazione potrebbe valutare anche lo stanziamento di ulteriori risorse. «Facciamo il possibile per garantire la risposta migliore e non sono esclusi nuovi interventi – conclude Franca Gualdoni – Alcune pratiche e richieste che ci sono state presentate sono ancora al vaglio e stiamo lavorando per stabilire come utilizzare al meglio il monte ore massimo degli educatori sul quale al momento possiamo contare e che non possiamo sforare».
In mancanza di un incremento delle ore degli educatori, ci sono famiglie con bimbi disabili che, al momento, si sono visti negare del tutto la possibilità di questa forma di assistenza pur in presenza di una diagnosi certificata.

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