Cronaca

Egitto nel caos: «La gente ha trovato il coraggio»

Guerra civile – «Situazione di estremo pericolo. Gravi i danni al patrimonio culturale»
Parla Angelo Sesana, l’archeologo comasco profondo conoscitore del Paese africano
Il Museo egizio del Cairo saccheggiato. Due preziosissime mummie rovinate dalla furia dei rivoltosi. La biblioteca di Luxor presa d’assalto e devastata. La situazione in Egitto peggiora sempre di più. Per le vie principali della capitale, tra carri armati dell’esercito schierati e manifestanti in marcia verso i luoghi del potere, regna il caos più totale. Diversi i ministeri assaltati. La rabbia della folla si è scatenata anche contro i negozi. Vetrine in frantumi, auto ribaltate e roghi per le vie della città disegnano un paesaggio post bellico.

Una situazione che viene lucidamente esaminata dal professor Angelo Sesana, presidente del “Centro di Egittologia Ballerini”.
«Lo scontento della popolazione si avvertiva già da tempo. Non era un sentimento che veniva espresso apertamente dai cittadini, ma che sottopelle si poteva intuire – interviene il professor Sesana – E alla fine il malcontento è esploso».
Detonatore di questa spaventosa rivolta che ha già fatto più di cento vittime «non potevano che essere i fatti analoghi accaduti in Tunisia. La gente ha preso coraggio. Ha visto che scendere in piazza poteva servire per attirare l’attenzione», aggiunge Sesana. «Ho appena sentito il mio caro amico Christian Le Blanc, un archeologo francese che si trova proprio nei luoghi colpiti dall’insurrezione popolare – racconta il professore – E mi ha confermato la situazione di estremo pericolo. Mi ha ribadito come la gravità dei danni causati al patrimonio culturale presente nel museo del Cairo e nella biblioteca di Luxor, inaugurata solo due anni fa, siano molto più ingenti rispetto a quanto si apprende dai media».
Intanto in queste ultime ore il governo si è dimesso e il capo dei servizi segreti è stato nominato vicepresidente. «È un primo segnale. Da quando il presidente Mubarak è salito al potere non era mai stato nominato un vicepresidente. E la persona scelta, in base alle mie informazioni, mi sembra capace. È anche apprezzato dalla classe medio-alta e dagli intellettuali – continua a spiegare Sesana – Potrebbe essere una prima mossa azzeccata per cercare di riportare la calma».
Un’esplosione di violenza generata principalmente dalle pessime condizioni di vita.
 «Stiamo parlando di un Paese con 85 milioni di abitanti dove i giovani sono tantissimi e il tasso di disoccupazione è alle stelle – continua – Si è generata una situazione difficilmente controllabile. Nei miei frequenti viaggi in Egitto (102, confida il professore, ndr), conoscendo bene l’arabo ho potuto ascoltare le conversazioni della gente. E in più di un’occasione ho avvertito, distintamente, un malumore crescente che alla lunga non poteva che esprimersi con forme eccessive di protesta. Sono tornato 12 giorni fa dal mio ultimo viaggio in Egitto e la tensione si avvertiva». Inoltre anche se il settore del turismo «rappresenta una delle risorse principali per l’Egitto, non può però assicurare un’occupazione ai milioni di persone senza un lavoro fisso», precisa il presidente del “Centro di Egittologia Ballerini”. Il futuro, almeno per ora, rimane un’incognita. «Il mio amore per l’Egitto è enorme e soffro nel vedere quanto sta accadendo. Bisognerà attendere come minimo un’altra settimana per sapere come potrà evolvere la situazione», spiega Angelo Sesana. Intanto le ultime informazioni parlano di migliaia di manifestanti ancora una volta scesi in piazza. E sul bilancio delle vittime degli scontri di questi giorni non c’è assoluta certezza. La tv satellitare araba Al Jazeera ha parlato di almeno cento vittime.
«È un vero dramma. Qualunque strada decida di intraprendere il presidente Mubarak, bisognerà attendere qualche mese prima di poter parlare di un ritorno alla normalità», conclude il professor Sesana.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Gli scontri in Egitto hanno assunto la connotazione di una vera e propria guerra civile. Decine di morti e feriti

30 gennaio 2011

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