Einstein innamorato sul Lago di Como

ALBERT-EINSTEIN

In edicola con il “Corriere della Sera” è in vendita per un mese la biografia di Albert Einstein di Walter Isaacson. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la casa editrice Mondadori, intende celebrare l’anniversario della nascita del grande fisico Albert Einstein (1879-1955), che cadeva domenica 14 marzo, ma anche ricordare il centenario del premio Nobel per la Fisica che gli venne assegnato nel 1921 per le sue ricerche del 1905 sulla spiegazione dell’effetto fotoelettrico. Nella primavera del 1901, per la precisione ad aprile, lo scienziato Albert Einstein è a Milano. La sua mente è una galassia di numeri e formule, ma il suo cuore è occupato dalla storia d’amore con Mileva Maric, l’intellettuale claudicante, malaticcia e bruttina che ha conosciuto all’università. Ha conquistato il cuore del fisico gettandolo nelle spire di una passione che colleghi e parenti condannano. Con lo sbocciare della bella stagione, Albert è nervoso.

Tra i motivi del suo nervosismo e del suo scontento di quei giorni, c’è anche la ricerca vana di un lavoro stabile e quindi una prospettiva di futuro meno precaria. Ma Cupido incombe: Albert prende carta e penna e scrive all’amata Mileva una lettera romantica e sensuale. «Devi venire assolutamente a trovarmi a Como, mia piccola strega. Vedrai tu stessa come sono diventato vivace e allegro e come tutto il mio aggrottare le ciglia sia finito».

Questa missiva si può leggere proprio nella biografia edita da Mondadori e allegata al quotidiano di via Solferino. Ecco un altro frammento di lettera: «Porta la mia vestaglia blu in modo che possiamo avvolgerci in quella. Ti prometto una gita come non ne hai mai viste». La prospettiva di passare un romantico periodo lacustre coglie evidentemente nel segno il cuore della scienziata. Detto, fatto. Il viaggio è combinato e inizia un romanzo d’amore che ha per sfondo la città meta, allora come oggi, di tanti innamorati. Il 5 maggio Einstein la va a prendere alla stazione di Como «a braccia aperte e con il cuore che batte».

Passeggiano per le vie del centro storico, scrive Isaacson, «ammirando la cattedrale gotica e la città vecchia cinta da mura». Poi, come tante coppie lariane ammaliate dal lago, prendono «uno dei magnifici battelli bianchi che fanno la spola da una sponda all’altra» e si recano a Villa Carlotta. Dove ammirano la copia di Amore e psiche del Canova e rimangono in estasi per le centinaia di varietà di piante del parco. Poi, passata la notte in una locanda, decidono per un’escursione in montagna. Ma trovano neve «alta fino a sei metri». Così noleggiano uno slittino «del tipo in uso lì, che ha posto appena sufficiente per due persone innamorate, mentre il conducente sta dietro, in piedi su una tavoletta, chiacchiera tutto il tempo e ti chiama “signora”», scrive poi la Maric a un’amica: «Puoi immaginare qualcosa di più bello?».
E ancora: sotto la neve di maggio «questa immensità fredda e bianca mi fece venire i brividi e strinsi forte il mio amore tra le braccia sotto i cappotti e gli scialli che ci coprivano». E, annota Isaacson, qualche giorno dopo Einstein scrive: «Come è stato bello l’ultima volta che mi hai lasciato stringere la tua cara piccola persona contro di me in quel modo naturalissimo».

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