Parla il portavoce della comunità islamica(a.bam.) «Se nel Pgt non sarà previsto un posto per farci pregare, andremo per vie legali. Siamo pronti a chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali di 6 anni di preghiere all’aperto, sotto l’acqua e in mezzo alla neve. La nostra pazienza è finita».Safwat El Sisi, portavoce della comunità islamica di via Domenico Pino, minaccia battaglie legali contro il Comune, colpevole – a suo avviso – di non aver indicato alla comunità un posto in cui costruire una moschea.«Prima di qualsiasi mossa aspettiamo il Pgt – dice El Sisi – L’hanno finito a Monza e pure a Milano. Manca soltanto a Como. Deve essere pronto entro l’anno prossimo. Noi ripetiamo che la Costituzione garantisce il diritto di culto. Dopo l’approvazione del Pgt, se questo diritto non verrà garantito, ci rivolgeremo a tutte le istituzioni per dimostrare le nostre ragioni. Per far valere i nostri diritti violati. E se qualcuno ha sbagliato, pagherà secondo la legge. La nostra pazienza è finita – conclude El Sisi – Non porgiamo più l’altra guancia. Da 6 anni preghiamo all’aperto. E se qualcuno dice che “ognuno deve pregare a casa propria”, allora chiudiamo anche tutte le chiese. E gli altri templi. Mettiamo tutti nelle stesse condizioni». El Sisi assicura che per ora la comunità continuerà comunque a pregare all’aperto a Muggiò.
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