Electa pubblica la Bibbia pittorica di Bruno Bordoli
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Electa pubblica la Bibbia pittorica di Bruno Bordoli

Frutto di lunghi anni di ascesi e di cimento su un sentiero di salvezza, ecco un diario per immagini che è anche un sogno in cui agiscono forze ataviche, e un film materico, sfolgorante di visioni, ora angeliche ora demoniache. La cui sceneggiatura intreccia mani divine (il testo) e umane (le immagini). È La Bibbia illustrata da Bruno Bordoli (120 euro, ma sconti su Internet) edita da Electa in due eleganti volumi in cofanetto curati dal gallerista milanese (ma con radici intelvesi) Jean Blanchaert.
Le 380 opere dell’artista di Porlezza ispirate dalla Scrittura sono corredate da un saggio di Fra Paolo Garuti, docente di Esegesi del Nuovo Testamento alla Università San Tommaso di Roma.
Riduttivo, anche se ovvio, consigliare per Natale un libro così: monumentale, assoluto nella sua orgogliosa inattualità. Per l’arte, il sacro è da sempre un alfabeto. Ma fra i contemporanei un’impresa simile non è probabilmente mai stata tentata in tali proporzioni e cioè in un periodo limitato, 2010-2016, con una sola tecnica – olio su cartoncino – e con 238 opere per l’Antico Testamento e 142 per il Nuovo. Solo Marc Chagall aveva sperimentato, ma in più fasi della vita e con varie tecniche e radici ebraiche, un’immersione così totale. Ma Bordoli, cristiano, ha altre lunghezze d’onda.
Autodidatta, per oltre trent’anni maestro elementare, è vulcanico maratoneta della pittura: oltre 10.000 lavori in mezzo secolo, spesso ispirati a opere letterarie (memorabile il ciclo sulla “Monaca di Monza” manzoniana). Non è mai mera e “pacifica” illustrazione, quella di Bruno Bordoli.
Il percorso biblico per lui è una umile, incessante, radicale sperimentazione-meditazione. Giorno dopo giorno ha frequentato, pensato, ripetuto nel profondo del cuore i versetti più amati. Si è lasciato invadere dalla immane energia narrativa del testo, per poi restituirla, come atto di ringraziamento, con colori e forme. Il «Dio che atterra e suscita, / che affanna e che consola» del 5 maggio manzoniano si percepisce in questo polittico in due tomi anche accostandosi dal versante laico. Sempre Bordoli con tenerezza si firma «LB», anteponendo la sigla del nome della moglie Laura al proprio: mantra di riconoscenza e devozione al nido generativo grazie al quale il mistero cristiano s’incarna nella storia.
Philippe Daverio, devoto a Bordoli da decenni, sottolinea nell’introduzione che «la sua pittura si radica in una tradizione lombarda così antica da sorgere dalle brume seicentesche» ed è un «espressionismo feroce e lirico» che «per scelta morale» esclude quel «bello» spesso citato tanto a sproposito da risultare inutile. E Blanchaert rimarca che il libro, così perturbante, è «una muraglia contro l’analfabetismo etico e spirituale di oggi». Ben detto: in un mondo superficiale come quello odierno, ecco un antidoto, per citare l’ultimo romanzo di Walter Siti Bontà, appena uscito da Einaudi, «al neo-consumismo che sta portando le società occidentali, anestetizzandole dal dolore, verso una deriva di autodistruzione».

5 novembre 2018

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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