Elena Ferrini, nuova avventura con Pulcinoelefante

Elena Ferrini durante la lavorazione del libro

“Per la tua pace dell’anima” è un libricino realizzato dal Pulcinoelefante di Osnago ed è la nuova produzione della scrittrice comasca Elena Ferrini che si è avvalsa dell’amico illustratore Stefano Palumbo per il disegno. Stampato a caratteri mobili, su cartoncino piegato, tagliato e cucito a mano, uno per uno. Come è tradizione per Pulcinoelefante, casa editrice di Alberto Casiraghi (oltre 10mila titoli) che ha in catalogo numerosi autori lariani (tra cui una bambina comasca, Vittoria, di appena 6 anni) e che ora avrà uno spazio tutto suo alla Casa Boschi di Stefano a Milano. “L’idea di far parte dell’archivio di questo artista artigiano mi ha entusiasmata e in realtà ho modificato ‘organizzazione delle vacanze per non perdere questa opportunità. E ne è valsa la pena – dice Ferrini – Alberto Casiraghy (così è il suo nome d’arte, ndr) è un personaggio davvero garbato, gentile, ironico, affabile, uno che ti mette a tuo agio già dalla prima telefonata. Il suo laboratorio è un territorio affollato di libri, oggetti curiosi, fotografie, disegni e grafiche dei numerosi artisti che sono passati da lui e che hanno arricchito il catalogo e trovarmi lì in mezzo non ha per niente deluso le mie aspettative. In più, nel corso del pomeriggio dedicato alla realizzazione del libricino ho incontrato un pittore, una poetessa intenta nella scrittura di un’opera lirica, un performer imprestato all’insegnamento, il gatto Igor e una gallina detta Ragazza, come le altre sue compagne di pollaio. Ho quasi imparato a comporre il testo con i caratteri di piombo, come ai tempi di Gutemberg, pensando allo sforzo di chi con la stessa tecnica ha messo insieme La Bibbia, o la Divina Commedia”. Può dirci qualcosa sul significato di “Per la tua pace dell’anima?” “Il testo, difficile da classificare, in quanto non è propriamente una poesia, e nemmeno un aforisma, è fatto di sei versi e riguarda l’essenzialità, per stare bene con se stessi, di non fingere mai stati d’animo diversi da quelli che si sentono per apparire al meglio o al peggio”. “Il coinvolgimento del collega, e amico Stefano Palumbo, che in passato mi aveva supportato in presentazioni del mio libro di racconti “ L’estate dei venticinque anni” ha dato un valore aggiunto a questa esperienza – dice Ferrini – e spero proprio che sia l’avvio di una serie di collaborazioni con il disegnatore fumettista che, mi pare avesse lasciato un po’ troppo in silenzio il suo talento. L’intesa è stata semplice infatti ci sono bastate alcune telefonate e l’invio da parte di Stefano di alcuni bozzetti per convergere sulle stesse scelte”. “Il lavoro è cominciato con la lettura dei testi dell’autrice. Si è trattato in realtà di un piacere perché conosco Elena da tempo – dice Palumbo – come collega e come autrice e ho già avuto modo di apprezzare quella ironia talvolta intelligentemente ambigua e intrigante che le ho sempre riconosciuto anche durante gli incontri scolastici. La selezione è stata rapida e, per fortuna coincidente con le preferenze di Elena. Il testo, tra l’altro mi è sembrato calzare con le riflessioni, gli stati d’animo e gli umori di un momento particolare della mia vita, tanto da apparirmi come un augurio personale. La leggerezza della struttura e l’ampiezza del contenuto mi hanno suggerito un’impostazione più grafica che pittorica, basata su un’essenzialità di linee e su una assenza di campiture che potessero accordarsi alle parole e in un certo senso al significato stesso del testo.
In questo, a dire la verità, ho ceduto a preferenze dettate da una precedente esperienza come disegnatore per fumetto, che mi hanno spinto a frequentare più i pennarelli e i pastelli, che non i pennelli. E anche la soluzione di un colore “terroso”come quello dei pastelli , che lascia intravedere la grana del foglio, mi è sembrata in accordo con un’idea generale di leggerezza. Naturalmente ho preparato versioni alternative, ipotesi, altre soluzioni molto diverse, per tema e segno, ma il confronto con ElenaA ha confermato l’idea originaria. La rifinitura, una volta confermata la scelta è stata rapida. Un po’ più complicata e del tutto nuova per me la riproduzione del disegno nelle trenta copie della tiratura prevista. Una certa fatica, sì, ma del tutto ripagata dalla possibilità di visitare la tipografia di Alberto a Osnago. Un museo, una casa editrice, un parco di incrocio di esperienze ricchissimo e suggestivo, dove ogni fase di lavoro di composizione e stampa è viva e tangibile , dove il profumo non è solo quello dell’inchiostro ma anche quello di una soddisfazione intima”.

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