Elezioni 2017, il Pd si divide ma sceglie le primarie

Alla candidatura unitaria del centrodestra presentata lunedì scorso allo Yacht Club il centrosinistra risponde con le primarie. Nonostante qualche mal di pancia e una spaccatura tra segreteria provinciale e segreteria cittadina del Pd. Martedì sera, il parlamentino Dem ha ancora una volta preso atto della differenza di vedute tra il segretario Angelo Orsenigo e il gruppo più vicino al consigliere regionale Luca Gaffuri.

Orsenigo ha infatti ribadito di giudicare le primarie uno «strumento utile ma non indispensabile, né obbligatorio». Gaffuri – e con lui il segretario cittadino Stefano Fanetti – hanno invece insistito sulla «necessità» dell’investitura popolare del candidato sindaco del capoluogo. Qualcuno, alla fine della lunga discussione (la riunione si è chiusa verso l’una di notte), ha persino ventilato l’ipotesi di una sfiducia di fatto verso il segretario provinciale. Una lettura troppo tranchant, che Gaffuri il giorno dopo ridimensiona.

«Le primarie sono importanti e mi sembra che nessuno si sia espresso contro. Certo, bisogna trovare le persone giuste e proporre alla città una rosa di candidati all’altezza. Anche perché – ragiona ancora Gaffuri – rispetto a 5 anni fa le cose sono cambiate. Il centrodestra ha un solo candidato e la partita che si gioca è molto aperta. Non c’è nulla di scontato, a cominciare dal risultato».

Nessuna sfiducia a Orsenigo, aggiunge poi il consigliere regionale. «Il segretario provinciale ha sempre detto che le primarie non sono vincolanti ma non le ha mai nemmeno escluse. In Lombardia i candidati si sono scelti un po’ ovunque con il voto popolare, non c’è niente di nuovo né di straordinario». In realtà, le “anime” del Pd comasco sembrano su questo punto divise come mai in passato. Carla Gaiani, componente della segreteria provinciale, ha parlato martedì sera di una sorta di «ossessione primarie». E anche l’ex segretario della Cisl Fausto Tagliabue ha criticato le indicazioni di Gaffuri tornando sulla mancata candidatura del magistrato Giuseppe Battarino. A questo proposito, c’è da sottolineare un fatto: durante la sua relazione, Orsenigo ha reso nota la lettera inviatagli proprio da Battarino con cui quest’ultimo spiegava i motivi che lo hanno portato a non mettersi in gioco per le amministrative del 2017. In sintesi, Battarino ha detto no per motivi di lavoro e perché non ha sentito il sostegno di tutto il partito. La vicenda primarie dovrebbe comunque aver trovato una conclusione più o meno formale ieri sera nel corso dell’assemblea cittadina del Pd, convocata appunto per fissare la data della consultazione (in ballottaggio l’ultima domenica di febbraio o la prima di marzo) e dare mandato alla segreteria di stilare una bozza di regolamento da condividere in una fase successiva con i potenziali alleati.

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