Emergenza Bassone: «Situazione insostenibile»

I parlamentari lariani chiedono che si trovi una «soluzione strutturale»
Emergenza senza fine al Bassone. Dopo l’ennesimo episodio di violenza avvenuto lunedì scorso – nove agenti feriti nel tentativo di placare l’ira di un detenuto – tornano d’attualità tutti i problemi della struttura di detenzione comasca. Ma non solo.
Poche settimane fa l’ira dei carcerati era scoppiata per la mancanza d’acqua. Rabbia trasformatasi in una vera e propria rivolta che ha messo a dura prova gli agenti di polizia penitenziaria, che da anni denunciano carenze di organico e chiedono interventi strutturali
sull’edificio.
Condizioni di vita difficili e precarie che spesso hanno spinto anche i parenti dei detenuti a organizzare manifestazioni di protesta fuori dal Bassone. «Abbiamo sotto controllo la situazione. Siamo in contatto con le istituzioni carcerarie – interviene il prefetto di Como, Michele Tortora – Di recente abbiamo avuto un incontro con gli agenti di polizia penitenziaria che ci hanno segnalato i problemi. Noi vigiliamo. Controlliamo, ad esempio, che le manifestazioni organizzate all’esterno non generino problemi».
Il recente susseguirsi di questi episodi di violenza torna a far riflettere su come poter intervenire per garantire la dignità ai detenuti e migliorare le condizioni di lavoro agli agenti penitenziari. «È una situazione paradossale e insostenibile – interviene il senatore lariano del Pdl, Alessio Butti – La soluzione però non deve essere il ricorso all’amnistia o all’indulto. Ci vogliono, innanzitutto, nuove strutture». E puntuale arriva la precisazione. «Anche se ciò non deve costituire un alibi – prosegue il senatore – Vanno, ad esempio, studiate misure alternative per i reati minori. Inoltre le carceri sovraffollate, come il Bassone, sono anche una conseguenza del ricorso della magistratura allo strumento della carcerazione preventiva e alle lungaggini eccessive della giustizia. E a farne le spese sono agenti e detenuti stessi».
Parole dure arrivano dal deputato della Lega Nord, Nicola Molteni. «Ho più volte sollecitato il ministro con delle interrogazioni. Soprattutto non sta funzionando l’indulto mascherato che manda ai domiciliari chi deve scontare, solo per certi reati, gli ultimi 18 mesi di pena – spiega Nicola Molteni – Nei primi 3 mesi del 2012 ciò ha portato 3mila detenuti fuori dalle carceri ma la situazione è sempre identica e di assoluta emergenza. Ci vogliono interventi strutturali».
«I problemi purtroppo non sono di oggi. Forse scontiamo anche la bassa incidenza nel ricorso a misure alternative al carcere – spiega l’onorevole del Pd, Chiara Braga – che potrebbero alleggerire la pressione. Inoltre le carenze strutturali e di risorse incidono pesantemente sulla realtà».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Un’immagine del carcere del Bassone, la struttura di detenzione comasca alle prese con l’emergenza sovraffollamento

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