Emergenza sanitaria in Svizzera: contagi doppi rispetto all’Italia

Nei bar servizi solo al tavolo

Lunedì sera, al termine della cabina di regia che ha deciso l’istituzione di 5 nuove zone arancioni, l’Italia aveva un’incidenza di 523 tamponi positivi ogni 100mila abitanti. Un numero considerato molto alto, quasi fuori controllo. Nelle stesse ore, senza che venissero prese decisioni altrettanto drastiche, la Svizzera faceva registrare un’incidenza di 1.166 infezioni per 100mila abitanti. Più del doppio.
Ieri mattina, in una conferenza stampa convocata a Berna, Stefan Kuster – responsabile della divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) – ha confermato la drammaticità dei dati provenienti dai 26 cantoni della Confederazione, facendo notare come l’incidenza dei positivi sia cresciuta in una settimana del 10% (da 1.068 ad, appunto, 1.166). «Il numero di casi rimane alto e la situazione molto preoccupante per il sistema sanitario» ha detto Kuster, secondo il quale «per una stabilizzazione, il numero di casi dovrebbe diminuire in modo significativo. Purtroppo, i numeri non inviano segnali del tutto chiari. È ancora troppo presto per valutare se le misure adottate abbiano innescato un’inversione di tendenza».
Un fatto è certo: i contagi crescono a ritmi elevatissimi. Il bollettino quotidiano dell’Ufsp elenca, nelle ultime 24 ore, 5.980 nuove infezioni da Covid-19 e 107 decessi, oltre a 243 ricoveri in ospedale. In Canton Ticino, le cose non vanno meglio: sempre nelle ultime 24 ore i nuovi tamponi positivi sono stati 323. Sei i morti per il Coronavirus e 35 le persone finite in ospedale. Complessivamente, nelle strutture sanitarie ticinesi sono ricoverati al momento 303 pazienti, 25 dei quali in terapia intensiva.
Sempre in Ticino, tra le autorità cantonali sembra regnare forse un po’ di confusione. Dopo aver convocato una conferenza stampa di domenica – cosa del tutto inconsueta – per annunciare una serie di misure per il contenimento del virus, ieri il governo di Bellinzona ha fatto un parziale dietrofront, precisando con un lungo comunicato che cosa sarà possibile fare e che cosa, invece, sarà vietato.
È stato così confermato il limite massimo di 5 persone per «assembramenti nello spazio pubblico e per manifestazioni pubbliche e private», ma sono stati ampliati a 30 gli spettatori per «cinema, teatri, spettacoli, concerti e rappresentazioni culturali, partite di sport professionistici (esclusi il personale della rappresentazione e dell’organizzazione) nel rispetto dei rispettivi piani di protezione».
Per le cene e le feste private il limite resta invece fissato a 5 persone, bambini inclusi, sia all’aperto sia in spazi chiusi. L’unica eccezione riguarda ovviamente i componenti di una stessa famiglia.

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1 Commento

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    Stefsnia , 12 Novembre 2020 @ 6:37

    E per le coppie gli affetti separati sempre nulla di fatto e zero attenzioni

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