Le storie di due comaschi, Angelo e Alberto si intrecciano con il disastro del Nepal

Angelo Rusconi all'aeroporto di Bruxelles Angelo Rusconi all’aeroporto di Bruxelles

Un video postato su Facebook con alle spalle i gate dell’aeroporto di Bruxelles. Angelo Rusconi, 43enne comasco, logista ed esperto di potabilizzazione dell’acqua, che da 13 anni lavora per Medici Senza Frontiere, è in Nepal. Rusconi fa parte delle prime squadre di soccorso internazionali dopo il drammatico terremoto che ha dilaniato il Paese asiatico, con 4mila morti accertati.
Angelo, che per la Cisl dei Laghi è un operatore dell’Ente bilaterale sulla Sicurezza, ha all’attivo decine di missioni tra le macerie. Ha operato in tutto il mondo, dall’Afghanistan alla Somalia, dalla Liberia al Niger, dal Pakistan all’Etiopia, dal Sudan ad Haiti, fino alle Filippine devastate dall’Uragano Hayian.
«Al momento abbiamo pochi informazioni – spiega Rusconi prima della partenza – domani valuteremo se stabilirci a Katmandu per affrontare i primi bisogni della città e quindi raggiungere con un team le zone rurali. Sappiamo che molte strade sono interrotte, ma dobbiamo cercare di portare assistenza medica alle popolazioni colpite dal sisma».
Ha un forte legame con il Nepal anche lo scrittore e regista comasco, Alberto Anzani.
«Sono stato lo scorso maggio a Kathmandu, insieme con Tenzin Norbu, un artista a tutto tondo, l’ultimo ad aver affrescato alcuni templi (stupa) buddisti a più di 5mila metri – dice – Sto seguendo un progetto di documentario sulla sua vita e sulla sua cultura nepalese. Le riprese inizieranno in luglio».
«Ho avuto pur nelle difficoltà di comunicazione la buona notizia che i nostri amici stanno bene – spiega – nonostante l’immane tragedia sotto i loro occhi. Le condizioni di vita sono davvero difficili sia nella capitale, senza luce, acqua, igiene, sia nelle zone di montagna spesso inaccessibili».
«È importante – dice sempre Anzani – che la comunità internazionale intervenga con celerità perché si possono salvare molte vite».
«Il Nepal è uno dei paesi più poveri del Pianeta – aggiunge – ma anche un mondo ricchissimo di paesaggi, zone di pianure solcati da fiumi generosi, dolci colline, zone di foresta tropicale, e poi le alte montagne dell’Himalaya. Culture millenarie si fondono con la pacatezza e l’umiltà della gente d’oriente. Il mio legame con questo Paese risale ad alcuni anni fa, quando per caso venne selezionato e proiettato al Kathmandu Film Festival il film “Sul confine” sugli spalloni di montagna. Poi il libro che aveva ispirato il lungometraggio, tradotto in inglese fu letto da Jan Lane, cittadina americana residente a Locarno. Jan ha apprezzato il libro e così siamo diventati amici».
L’americana coinvolge Anzani nell’attività di sostegno alle popolazioni dell’alto Dolpo, zona remota del Nepal al confine con il Tibet, con villaggi tra i 4mila e i 5mila metri.
«La popolazione ha sempre portato il sale dell’Himalaya dal Tibet al Nepal. Poi i cinesi hanno chiuso le frontiere e il commercio si è fermato. La sopravvivenza di un’intera cultura era a rischio. Grazie a Enrico Bonfanti – spiega Anzani – e all’associazione Amici del Dolpo, sono cambiate molte cose: esistono scuole, campi medici biennali, un collegio a Katmandu per i giovani che dopo l’istruzione primaria non hanno modo di continuare gli studi».
Paolo Annoni

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