Cultura e spettacoli

Emilio Pucci e la seta di Como

altMeravigliosi tessuti raccontano trent’anni di storia in ideale continuità con il contemporaneo
Collezioni così ricche che ogni volta che ci infili il naso scopri un mondo, e poi un altro e poi un altro ancora»: l’entusiasmo e la passione di Francina Chiara – curatrice, insieme con Margherita Rosina, della mostra dedicata a Emilio Pucci allestita nelle magnifiche sale di Villa Sucota a Como – vanno parallele alla bellezza dei tessuti di Pucci che le due hanno scovato con certosina pazienza. «Siamo partite dai libri-campionario della Ravasi di Como – spiega Francina Chiara – che fu la prima industria tessile del distretto comasco a collaborare con Pucci.

Con Giuseppe Ravasi, negli anni ’50, si passa ai tessuti a stampa e il foulard diventa l’accessorio per eccellenza». Una mostra, però, che non si è fermata alla celebrazione del genio di Pucci: «Il nostro intento era scoprire la storia di relazione tra Como e le case di moda per dimostrare quanto Como fosse davvero grande. Tengo a sottolineare che gli archivi non sono mai morti, rimettono in circolo idee e passioni».

Un lavoro alla Sherlock Holmes, quello delle curatrici. Risalire alle campionature di Pucci non è stata cosa facile. «Ciascuna scheda veniva contrassegnata con un codice, per proteggere il cliente. Alcuni tessuti erano riconoscibili a colpo d’occhio per lo stile, poi, finalmente, abbiamo identificato il codice. Oggi è passato in secondo piano, ma il tessuto è il cuore della moda, in ogni lembo sono condensati anni di esperienza e di sapere di disegnatori, lucidisti, stampatori».
Diversi i filoni che la mostra mette in luce: si comincia con il paesaggio, in primis il foulard “Capri” che riproduce i dettagli più minuti dell’isola. Vi è presente il “rosa Emilio” messo a punto dai tintori lariani proprio per Pucci. Poi le camicie, i tessuti d’ispirazione cinese, le collezioni siciliane, il filone montano che rese Pucci celebre negli States. Far conoscere agli americani la raffinatezza della moda italiana con leggerezza e senso dell’ironia, fu una sua grande abilità. E, per la seta, Como è stata sempre la sua base.
«Questa mostra si è evoluta cammin facendo – conclude Francina Chiara – in tanti ci hanno raccontato ricordi legati a Pucci o addirittura portato pezzi introvabili; solo così il museo è vivo e utile, in sinergia con il visitatore che non è solo fruitore ma parte integrante di un’identità collettiva».

19 ottobre 2014

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