Energia elettrica, cambia il contratto all’insaputa dei cittadini: accusato di truffa

Tribunale di Como, Palazzo di Giustizia

È una situazione che è capitata a tutti. Il telefono che squilla, dall’altra parte un centralinista che propone mirabolanti tariffe, nella speranza di ottenere un assenso dal cittadino per poter convertire l’eventuale fornitura di gas, luce, acqua o quant’altro. Spesso queste comunicazioni si concludono con un nulla di fatto, e tutto si ferma lì. Solo che questa volta, nel fascicolo che è stato chiuso in queste ore dalla Procura della Repubblica di Como, si sarebbe andati ben oltre. Fino ad arrivare – appunto – alle carte depositate sul tavolo del pubblico ministero Maria Vittoria Isella.
I fatti sarebbero avvenuti a Domaso o, meglio, a Domaso risiedono le due vittime che – secondo la tesi dell’accusa, che in queste ore ha chiuso le indagini – sarebbero state truffate. Perché questa è l’ipotesi di reato al vaglio.
In sostanza, l’indagato (un 36enne residente nella provincia de L’Aquila), amministratore unico di una società che fornisce elettricità, avrebbe contattato (tramite il personale del call center) la famiglia che già si serviva di un altro noto fornitore di energia elettrica, spacciandosi però (questo almeno sostiene l’accusa) proprio per un esponente di quest’ultima società.
Secondo la Procura, dopo aver carpito sufficienti informazioni dalle sue vittime, avrebbe anche fatto la voltura del contratto di fornitura di energia in favore della società che rappresentava, addebitando pure 130 euro di spese di istruttoria per il nuovo contratto.
Il fatto sarebbe avvenuto il 9 agosto del 2017, mentre la denuncia querela delle due vittime risale al 29 settembre 2017, ovvero quando si resero conto di quello che era avvenuto (sostengono) a loro insaputa. La Procura di Como, dopo aver raccolto la segnalazione, ha chiuso le indagini accusando l’amministratore unico della società che fornisce energia elettrica sia di truffa, sia di sostituzione di persona.
L’atto è stato notificato alle parti in queste ore.
La difesa avrà tre settimane di tempo per fornire la propria versione dei fatti su quanto accaduto, e solo al termine il pubblico ministero deciderà se scegliere o meno la via del processo.

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