Era in Italia per riconciliarsi e conoscere il nipote

Il restroscena della storia familiare
La vittima avrebbe dovuto ripartire oggi per il Perù
Il teatro della tragedia è una casa di corte tipica della Lombardia, austera dall’esterno e chiusa a riccio ad avvolgere il cortile. Qui, una volta, abitavano i mezzadri che all’alba si alzavano per andare a lavorare nei campi. E nell’aia correvano e giocavano i bambini. Ora, di contadini in quegli appartamenti semplici non c’è più traccia. E chi una volta vi abitava arriva in processione a chiedere cosa sia accaduto nella notte tra quelle mura tanto care. Fuori, nella piazzetta da cui si vede la chiesa,si raggruppa alla spicciolata un piccolo capannello di anziani del paese. Tutti conoscevano la famiglia Dominguez, soprattutto la moglie della vittima.
Arrivata in Italia 17 anni fa, ben inserita nel tessuto del paese di Lurago Marinone, faceva la badante al proprietario della casa di corte. Separata dal marito, Manuel Jhonny Venancio Ramirez Dominguez, da almeno 20 anni, viveva con accanto il figlio e la figlia. Il primo idraulico, la seconda, studentessa all’università di Busto Arsizio. Non una famiglia allo sbando, dunque, bensì un nucleo sano e bene integrato.
Qui, un anno fa, a “rompere” la tranquillità della nuova vita ricostruita lontano dal Perù, era giunto il padre nonché ex marito. «Diceva di voler vedere il piccolo», raccontano sempre le voci dei bene informati del paese. Già, perché nel frattempo il signor Venancio era diventato nonno. Ed in fondo, era stato proprio quel figlio che ora l’ha ucciso a volerlo in Italia per cercare di ricostruire il rapporto interrotto quando ancora era piccolo.
Ma evidentemente gli attriti a lungo covati, e al termine di una lunga convivenza in casa del figlio, sono esplosi proprio alla vigilia della partenza per tornare in Sud America. Il biglietto d’aereo con rotta Milano-Lima era infatti già prenotato per oggi. E anche questo ultimo elemento, il fatto cioè che il padre volesse di nuovo allontanarsi dalla famiglia, può aver giocato un ruolo importante nell’accaduto. Ora Eder è chiuso il carcere e piange. «Non riesce a dire tre parole di fila – dice l’avvocato Renato Papa che ieri gli ha fatto visita – Siamo di fronte ad una tragedia famigliare esplosa senza una ragione precisa e giustificatrice. I tempi sono prematuri per poter a capire la dimensione dell’accaduto».
 
Mauro Peverelli

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