Era stata molestata in via Mentana: «In aula per dire alle donne di denunciare»

Tribunale di Como

«Non volevo essere risarcita. Volevo però fare coraggio ad altre ragazze che si trovano a vivere esperienze come la mia: bisogna denunciare». Le parole, riferite dall’avvocato Christian Galantucci, raccontano il pensiero della ragazza 23enne avvicinata e provocata da un somalo 19enne mentre, lo scorso mese di luglio, saliva in macchina in via Mentana dopo aver pagato il parcheggio.

Il processo si è concluso con la condanna dello straniero, che si trovava ancora in carcere a Pavia, alla pena di 10 mesi per violenza privata, reato che è stato derubricato visto che l’accusa aveva invece invocato la tentata violenza sessuale. Stando a quanto era stato ricostruito, all’altezza dei parcheggi blu tra via Mentana e viale Cesare Battisti, a Como, in pieno giorno (erano le 19, con ancora molta luce del sole a illuminare le vie) e di sabato, un 19enne somalo avvicinò la ragazza 23enne che aveva appena parcheggiato l’auto ed era andata ad acquistare il tagliando da esporre sul parabrezza.

Al momento di richiudere la portiera, stando al racconto fatto dalla vittima ai carabinieri nell’immediatezza dei fatti, il 19enne (con il volto nascosto da una mascherina chirurgica e da un cappellino) si abbassò i pantaloni, mostrando i genitali e cercando di palpeggiarla senza però riuscirci. Nessuno accorse alle richieste di aiuto della vittima, che prima di riuscire a divincolarsi urlò a più riprese.

«C’era una coppia, una donna incinta e il suo uomo, ma non intervennero, forse erano spaventati», avrebbe detto la ragazza in aula. La giovane non si è costituita parte civile («non voleva alcun risarcimento, ma solo giustizia», ha detto il suo avvocato, Christian Galantucci) ma ha comunque voluto essere presente per testimoniare in quanto parte offesa.
Il 19enne somalo era invece collegato on line dal carcere di Pavia. Prima dell’udienza avrebbe chiesto scusa.
La difesa – avvocato Milena Ruffini – ha scelto il rito Abbreviato, che porta allo sconto di un terzo della pena. Ed alla fine il giudice, derubricando il reato da tentata violenza sessuale in violenza privata, ha condannato l’imputato a 10 mesi. Pena quasi del tutto scontata in carcere. Da ieri, il 19enne è tornato in libertà.

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