Lario ad arte

Erika Trojer

erika_trojer_autore_smallL’AUTORE
Erika Trojer, da modella a scultrice
Nata a San Candido (Bolzano) e da tempo radicata nel Comasco, Erika Trojer (nella foto) ha un passato di modella (ha partecipato anche al concorso di  “Miss Italia”) e la sua parola d’ordine nella creatività artistica è sempre “sperimentare”. Ha un atelier-laboratorio che funge pure da galleria d’arte dove espone regolarmente le sue opere, lo “Spazio Forno” di Cernobbio.
Di recente ha esposto a New York in un evento promosso dalla prestigiosa Clen Gallery dal titolo “Parallel vision”, a Chelsea, un quartiere di Manhattan dove sono concentrate numerose gallerie d’arte. È reduce dalla fiera internazionale “Ecomondo” di Rimini dedicata quest’anno al tema della luce: vi ha esposto quattro delle sue celebri  lampade realizzate con occhiali da sole.  Il suo sito Internet è www.erikatrojer.com

 

erika_trojer_opera_smallL’OPERA
La vita nuova degli oggetti dalla discarica alla galleria
Lorenzo Morandotti
È un’esperienza creativa originale quella della cernobbiese Erika Trojer, che nega programmaticamente la “riproducibilità tecnica dell’opera” e la serialità banalizzante propria del consumismo moderno. Oggi molti artisti si impegnano a essere a “impatto zero”, politicamente corretti in termini ecologici. Ma pochi esprimono un’identità precisa. Ogni pezzo nato dalla fucina di Erika è infatti un universo a sé, perché nasce da un gesto d’amore. Il suo è un canto di accoglienza che parte dal mondo e al mondo si rivolge dando nuova vita, con arditi e al contempo sempre eleganti assemblaggi, a frammenti ingiustamente scartati che non sono più parte del processo produttivo quindi destinati alla polvere e all’oblio.
Spesso le ricerche di una tavolozza di materiali quantomai vasta, dalle latte di vernice agli occhiali da sole, dai bossoli ai circuiti stampati, portano  Erika nel Comasco: ha dato vita nuova a rocchetti gettati da industrie tessili al termine del processo produttivo di manufatti serici, ma anche a biberon raccolti dalle nursery del territorio.
Quelli che abitano le sculture di Erika sono relitti vaganti nel vasto teatro della memoria, pagine di storia che hanno ancora molto da raccontare. Non siamo di fronte a  un processo meramente “ecologico” ma a un dialogo con i materiali che ha la profondità di un’alta lezione di etica. Lo si vede bene in “Arazzo Suzani” che Erika ha indossato letteralmente posando per la nostra galleria “Lario ad Arte”: un’opera imponente, di 3 metri per 2, tutta realizzata con tappi metallici raccolti nei bar del Comasco, appiattiti, invecchiati e legati uno per uno con un filo di ferro. In totale  due mesi di lavoro per  “rimettere in ciclo” materiali altrimenti inutili, però  costati tempo e denaro e talvolta anche intelligenza. Se si riciclano i politici decotti e il denaro sporco, a maggior ragione è possibile riciclare quanto il processo produttivo determina come inutile per dar vita a un’opera di poesia che è anche oggetto d’arredo.

GALLERIA  (clicca su una immagine per visitare la Galleria)
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13 Nov 2013

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