Esclusivo: una comasca nell’inferno del Nepal. «Mi spiace avere abbandonato tanti amici»

Patrizia Broggi con alcune donne nepalesi con cui condivide un progetto di supporto e aiuto Patrizia Broggi con alcune donne nepalesi con cui condivide un progetto di supporto e aiuto

«La scossa improvvisa, violenta, la frana alle nostre spalle, i pali dell’alta tensione portati via come fuscelli». Era lì, Patrizia Broggi, nell’epicentro del terremoto che ha provocato un’ecatombe in Nepal. Comasca, assistente tecnico in un laboratorio di fisica a Varese, la donna è rientrata a casa lunedì scorso e fa ancora fatica a parlare di quanto ha vissuto in prima persona.
«Sono felice di essere qua, ma mi sento come se avessi abbandonato tanti amici in difficoltà», scrive Patrizia in un messaggio su Facebook. E aggiunge: «Piango, è inevitabile».
Il 25 aprile scorso, dopo un trekking nella valle dell’Everest e quattro giorni trascorsi in alcuni villaggi nei quali la comasca segue progetti umanitari, Patrizia era in attesa di ripartire per Kathmandu.
«Pensavo già a un buon yogurt, a una doccia calda, a qualche acquisto – racconta – Ma la vita è imprevedibile».
Dopo la terribile scossa e le drammatiche ore successive, la donna è riuscita a rientrare nella capitale nepalese. «Il rientro a Kathmandu è stato surreale – ricorda – Piccoli villaggi con case crollate, la gente per strada attonita, altre scosse nel pomeriggio e poi, quando si è fatto buio, l’aeroporto chiuso, una notte in un giardino senza dormire. Un boato ci ha fatto tremare di paura, ci siamo guardati senza sapere cosa sarebbe successo e invece era solo un violento vento improvviso. La terra aveva solo fatto sentire la sua voce».
Domenica scorsa, Patrizia Broggi è riuscita a lasciare il Nepal. «Nel silenzio spettrale del mattino sono andata all’aeroporto – racconta – Regnava il caos totale, ma i voli arrivavano e ad ogni volo annunciato facevano entrare chi doveva partire. Sulla pista c’erano enormi aerei militari, mezzi, unità cinofile, materiali da campo. Nell’attesa dell’imbarco c’è stata una nuova scossa di magnitudo 6.1. È stato il panico e ci siamo rifugiati tutti fuori sotto gli aerei».
«Alle tre del pomeriggio siamo finalmente decollati – aggiunge la donna lariana – Sotto di noi scorrevano poveri villaggi sulle colline, che forse non verranno mai raggiunti dai soccorsi».
Anche se è rientrata a casa, Patrizia Broggi ha lasciato in Nepal il cuore e i pensieri. «Vado in Nepal da più di 25 anni – dice senza nascondere l’emozione – Per me è casa. Il mio è un coinvolgimento anche molto personale. Le prime volte sono andata per fare trekking, ma poi mi sono fermata e sono andata molto oltre, ho avviato una serie di progetti con una mia piccola associazione, Eco Himal».
In queste ore, è molto difficile mettersi in contatto con le zone colpite. «Da quando sono rientrata ho avuto solo un contatto via Skype con un amico che ha in ufficio un generatore – dice Patrizia – In questo momento non c’è corrente e non si riesce quindi neppure a comunicare. È importantissimo fare tutto il possibile per aiutare le popolazioni colpite».
A proposito di aiuti, Patrizia Broggi, da profonda conoscitrice del Nepal, ha le idee molto chiare. «La situazione è disastrosa – dice con chiarezza – La popolazione ha bisogno di tutto. Non c’è corrente, acqua, cibo, medicinali. Nessuno entra in casa nemmeno per preparare un tè, ammesso che la casa ci sia ancora. Pur gestendo personalmente un’associazione, penso che, in questo momento, mandare fondi a chi ha progetti o attività in corso non serva a molto. Non è il momento. Non si sa cosa c’è ancora e cosa non c’è più».
«Il tempo della ricostruzione è ancora molto lontano – prosegue Patrizia – In questo momento, contribuire facendo riferimento alle grandi organizzazioni umanitarie è il modo migliore per essere sicuri di dare un aiuto concreto e immediato. Mi riferisco ad esempio a Croce Rossa, Agire o Medici Senza Frontiere, ma anche a organismi simili che possono convogliare i fondi nel migliore dei modi per la gestione dell’emergenza immediata. Convogliare le risorse su questi canali è la miglior cosa possibile. C’è davvero bisogno di tutto e qualsiasi aiuto è prezioso».
Anna Campaniello

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