Alla fine, hanno scelto di risarcire il danno alla persona disabile che – come badanti – non avevano accudito nel modo dovuto, tanto da rimediare una imputazione per maltrattamenti aggravati dall’essersi approfittati delle condizioni di minorata difesa della vittima. Un uomo e una donna di Cagno, rispettivamente di 39 e 37 anni, sono comparsi nelle scorse ore in aula per rispondere alle pesanti accuse che venivano loro rivolte. La pubblica accusa, valutando positivamente l’intenzione di risarcire il danno (l’accordo con la parte civile, rappresentata dall’avvocato Maruska Gervasoni, è già stato raggiunto) ha comunque chiesto la condanna a un anno e cinque mesi di pena. L’udienza – che porrà fine a questa brutta storia avvenuta a Valmorea tra il febbraio del 2011 e il gennaio del 2015 – è stata poi rinviata a febbraio. Nel capo d’accusa, viene contestato dai due badanti (italiani) di aver fatto vivere il proprio assistito in condizioni pessime da un punto di vista igienico sanitario, con ben 17 gatti in casa, mangiando e dormendo in ambienti saturi di escrementi. La Procura ha poi contestato l’aver mantenuto l’uomo recluso per diverse ore al giorno nella propria camera da letto, disattendendo le cure della pulizia e quelle nutrizionali, alimentando l’assistito solo con pastina mentre i cibi nutrienti finivano agli imputati e ai gatti. Un incubo finito in un’aula di tribunale, che ora attende il pronunciamento di un giudice.
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