«Esecuzione nei boschi del Cornizzolo». Edmond Como condannato all’ergastolo

. Eupilio, via cornizzolo, area boschiva ritrovamento cadavere delimitata dai carabinieri..

«Ergastolo». A pronunciare questa parola è Valeria Costi, presidente della Corte d’Assise di Como quando sono le 17 e 44 minuti. Fa sempre un certo effetto, quando si arriva a questo punto. Il “fine pena mai” è stato deciso dai giudici togati e dai giudici popolari per Edmond Como, 46 anni, albanese che ha vissuto per anni nell’Erbese. È stato ritenuto responsabile dell’omicidio a colpi di pistola, in realtà una vera e propria esecuzione, di Besnik Metaj, albanese di 42 anni residente a Vittorio Veneto. Il movente è da ricercare, secondo la procura di Como (pm Simona de Salvo, ieri affiancata alla lettura della sentenza dal procuratore capo Nicola Piacente) e secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo di Como del tenente colonnello Andrea Ilari, in un debito di droga non solo dell’imputato ma anche di un gruppo di «calabresi» non meglio precisato per cui proprio Como si era offerto di fare da intermediario. La vittima, insomma, doveva essere pagata per grossi quantitativi di stupefacente venduto ed invece venne ammazzata dopo essere stata attirata in un agguato, proprio mentre credeva di recuperare i propri soldi.
La vicenda
È domenica 2 aprile quando un gruppo di ragazzi che sta pulendo i boschi di Eupilio vede spuntare dalla terra delle ciocche che pensano essere i resti di un animale. In realtà in quella buca, in un punto poco visibile per chi percorreva la strada, c’è il corpo di un uomo nudo e in posizione fetale. Tre i fori di proiettile in testa, sparati da distanza ravvicinata. Un quarto foro è solo di uscita. Tutti colpi mortali, anche presi singolarmente. A 50 metri di distanza c’è una pala appoggiata ad un albero. Sul manico tracce della vittima. Secondo gli inquirenti i killer avrebbero fatto scavare alla vittima la propria fossa per poi ucciderlo nel bosco di Eupilio.
Come si arriva al delitto
Quello che gli assassini non potevano sapere è che su Metaj erano già in corso delle indagini per un grosso giro di droga dal Veneto che hanno subìto poi un ulteriore impulso dal lavoro dei carabinieri di Como. Dalle indagini emerse che la vittima aveva subito due grossi “colpi”, ovvero la sparizione di 300 chili di marijuana e l’arresto di un corriere che ne trasportava altri trenta. «Credeva di essere stato tradito, ed è qui che entra in scena Como», ha detto la pm. Metaj ha bisogno di soldi, Edmond Como si offre di fare da intermediario per il recupero di un credito vantato con dei calabresi. Anche Como ha acquistato droga da Metaj senza saldare il conto. Pare che tra i due ci fosse anche un accordo: «Se mi recuperi il credito ti sconto il 15% di quello che mi devi», sarebbe stata l’offerta. Le cose però vanno diversamente. Secondo la procura e i carabinieri dell’Investigativo, Edmond Como (con un complice, Arjan Drekaj che sarà giudicato in Abbreviato) mette in scena il suo piano: eliminare l’uomo che gli aveva fornito la droga e con lui il debito suo e dei calabresi. L’ultimo giorno di vita di Metaj, domenica 5 marzo 2017, a Milano è in programma un incontro che sarebbe stato organizzato proprio da Como per risolvere la questione. La vittima crede di andare a riscuotere il suo credito. In realtà sparirà nel nulla per poi essere scoperto un mese dopo nei boschi di Eupilio.
La fuga
Uno degli elementi che potrebbero aver pesato nella decisione della Corte d’Assise è stata la fuga di Edmond Como subito dopo il delitto. La difesa – e lo stesso imputato – avevano sostenuto di essersi allontanati dall’Italia perché uno zio in Albania stava male e perché comunque Edmond Como aveva intenzione di aprire una attività commerciale su una spiaggia. Secondo l’accusa invece lo zio era stato sì operato ma anche già dimesso, mentre tutto il resto non sarebbe credibile per il semplice fatto che Edmond Como aveva fissato in Italia la data delle nozze per il 18 aprile. Perché dunque scomparire all’improvviso proprio il pomeriggio del 2 aprile, lo stesso giorno in cui alla mattina i ragazzi avevano trovato il corpo seppellito sul Cornizzolo?
La premeditazione
«La premeditazione è evidente – ha detto la pm De Salvo nella sua requisitoria – La decisione di eliminare la vittima è stata ferma e irrevocabile, da giorni lo cercavano e studiavano come e dove ucciderlo». Sarebbero stati fatti anche sopralluoghi nel punto in cui seppellirlo e sarebbe stata noleggiata un’auto per attirarlo in un tranello, facendogli credere che quella vettura («Ha appena 7 mila chilometri, è nuova e la proviamo») era una parte del saldo di quanto dovuto. L’auto però, era stata presa a noleggio da una persona riconducibile all’imputato.
Cosa dice la difesa
L’avvocato Enrico Belloli, che ha difeso Edmond Como, ha già preannunciato il ricorso in Appello dopo la lettura delle motivazioni. Nella sua arringa aveva attaccato «indagini volte solo a trovare elementi a supporto di una tesi che era stata quella di partenza, ovvero che Como fosse colpevole. Si è lavorato a questa teoria senza mai farsi venire un dubbio». Eppure, secondo il legale, «non c’è un’arma, non ci sono impronte, non ci sono telecamere, nessuna prova nonostante ci fosse una indagine già aperta sulla vittima in Veneto». «Questo omicidio è provato solo da dei messaggi – ha concluso – senza però avere la certezza su chi li ha realmente scritti».

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