Esilio d’artista a Zanzibar

Personaggi – Lo scultore e fotografo di Asso: «Qui ho trovato molte più opportunità rispetto a quelle che mi offriva l’Italia. Pranzo e ceno con ambasciatori e consoli»
Dalla fredda Valassina al sole dell’Oceano Indiano: migliaia di chilometri per lasciarsi alle spalle l’Occidente civilizzato ma ipocrita e non smarrire la propria dignità di artista. È la storia dello scultore, fotografo e performer di Asso Enzo Santambrogio, classe 1965, che da tempo si è trasferito sull’isola di Zanzibar dove gestisce una galleria d’arte in un resort di lusso.
Enzo è molto noto in tutto il Comasco, dove ha curato varie iniziative tra cui un ormai storico locale alternativo (il “Marcellus”), personali e collettive e una provocatoria installazione, 100% scandalo TI.CO.SA. in granuli, con vari detriti industriali raccolti dalle macerie dell’ex tintostamperia “Ticosa” in viale Roosevelt, a Como, racchiusi in un barattolo da conserva.
Santambrogio è di formazione artigiano. In Valassina ha appreso, ragazzo, le tecniche di lavorazione dei metalli. Molti artisti lariani – tra cui il suo sodale in varie iniziative che hanno sposato arte e solidarietà, il pittore Fabrizio Musa – hanno in casa un suo mobile metallico, al tempo stesso arredo e scultura. Una sua opera, la statua in acciaio inox a grandezza naturale Il Cristo del Lario, del 1994, si trova sul fondale di fronte a Villa Geno.
Poi, dopo tanti esperimenti e tanti viaggi (è stato pure in visita a Chernobyl), ecco la scelta di cambiare. Radicalmente. Destinazione Zalu Resort, Zanzibar. Spiega Santambrogio: «Qui la vita è più cara che in Tanzania. Ma siamo comunque in Africa. Qui ho trovato tra l’altro molte più opportunità per un artista rispetto a quelle che mi offriva l’Italia. Come artista ho sacrificato per l’arte venti anni della mia vita e il risultato è stato nullo o quasi: l’Italia non è un Paese per artisti italiani: i galleristi prendono in considerazione solo giovani che pagano poco proponendoli come geni. Che una volta sfruttati vengono scaricati. Per cui ci tengo a non passare per il solito cialtrone fuggito dall’Italia: qui mi sono “autoesiliato”. A Zanzibar dirigo una galleria d’arte internazionale, invito grandi artisti da tutto il mondo, mi confronto con loro e faccio amicizia, pranzo e ceno con ambasciatori e consoli e personalità dell’alta finanza. Tutte cose quasi impossibili nel mio Paese».
Vive da nababbo, a Zanzibar? Enzo precisa: «Nella media, la vita per noi stranieri è a buon mercato, qui. Lo stipendio medio locale è di 120 dollari. Ma, da occidentale, non mi lamento. Se esco a cena (gamberoni, patate fritte, 2 birre) spendo 6 euro. Fate un po’ voi». E poi c’è il clima. «Adesso ci sono 30 gradi, e in genere c’è caldo e vento, poca peraltro la malaria se vogliamo affrontare il capitolo malattie», prosegue Santambrogio. Che nella sua galleria spesso si trova faccia a faccia con ospiti importanti. Quali? «Di recente era ospite in albergo Michelle Hunziker e sono passati i coniugi Missoni. E poi vari oligarchi russi e sceicchi arabi», dice.
E fa niente se spesso la clientela si rivela poco interessata all’arte e alla cultura («Una signora nel “guestbook” dell’albergo ha chiesto di “fare qualcosa per quel fastidioso problema della marea, è inaccettabile che l’acqua si alzi e si abbassi così spesso”»). Lui prosegue nella missione, sempre animato dal sacro fuoco dell’arte e della ricerca su più fronti espressivi. «Ho appena ospitato una mostra del numero uno del “body painting”, Guido Daniele – dice l’artista lariano – con il quale sto sviluppando un mio progetto che concretizzerò entro l’anno. E poi continuo a girare l’isola per realizzare i miei scatti fotografici africani, stampati con la tecnica della cianotipia, inventata da Sir John Herschel nel 1842, pochi anni prima del lancio della fotografia vera e propria da parte di Fox Talbot in Inghilterra e di Louis Daguerre in Francia».
Rimpianti? Si sente invidiato? «L’hotel è di lusso, è vero. Ma vivo e mangio con la manovalanza, per essere rispettato devo stare con loro. Niente caviale e vini pregiati. Al limite, birra e pesce. Ma va bene così. Fuori dalle mura di Zalu c’è l’Africa vera, quella che ti teme di giorno e ti odia di notte. Devo sempre girare con gli occhi aperti, essere veloce e rapido come un gatto».
Ma l’importante è vivere con pienezza e serenità. Conclude Santambrogio: «Qui la mia mente si nutre di emozioni costanti ed elabora idee che prima nemmeno potevo immaginare. Qui ho compreso il motivo della fuga di Paul Gauguin verso i mari del Sud».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un collage delle stampe di Enzo Santambrogio

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