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Esodati, in provincia mille casi. Tarpini: «Ora azioni forti»

Il sindacato«La situazione è esplosiva. In alcuni casi ci troviamo alle prese con persone che non sappiamo più come gestire. Il rischio è che perdano il controllo».

Le parole sono di Alessandro Tarpini, segretario provinciale della Cgil che ieri mattina, insieme con un gruppo di mille esodati comaschi (200 seguiti dal sindacato), ha voluto fare il punto della situazione e lanciare alcune iniziative. «Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Non si parla di baby pensionati o di

privilegiati. Qui intorno al tavolo ci sono persone che hanno versato 38 o 39 anni di contributi. Facendo spesso lavori duri – dice Tarpini – E che dalla sera alla mattina si sono visti stravolgere i piani per la vecchiaia». Senza lavoro, ammortizzatori sociali né pensione.«Impossibile in molti casi reggere un tale peso. Quanto si può andare avanti? Qualche mese intaccando i risparmi e poi? Qui ci sono lavoratori che si sono visti spostare l’età pensionabile di 40 mesi. È insostenibile», aggiunge Tarpini.Intanto, il prossimo 14 ottobre, sempre nella sede della Cgil è stato organizzato un incontro con «i consiglieri regionali e i parlamentari comaschi proprio per riportare sotto i riflettori questo tema. A loro chiederemo, ovviamente, di farsi portavoce nelle sedi istituzionali del problema. È necessario un intervento urgente. Queste persone non possono più resistere in simili condizioni». Ma non si esauriranno con questo summit le iniziative.«Abbiamo anche intenzione di preparare manifestazioni ed eventi molto forti che siano in grado di scuotere gli animi», spiega il segretario provinciale della Cgil. «Qui arrivano persone che per 30 e più anni hanno versato i contributi. Hanno garantito con il loro lavoro la crescita del Paese. Hanno fatto programmi per le loro famiglie – interviene Ivan Garganigo (Filcams Cgil) – E ora sono in crisi profonda». E, infine, l’ultima terribile verità. «Chi oggi ha deciso di mostrare il volto rappresenta solo una parte dei tanti che invece non ci sono. In molti hanno preferito non venire per dignità – dice Garganigo – Si tratta di uomini e donne sfrattate, in alcuni casi ormai costretti a dormire in macchina».

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