Evasione al fisco e false fatture Indagato il presidente Pennestrì

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La Procura sta investigando sulla Comense e sullo studio del presidente
Il presidente della Comense, Antonio Pennestrì, 71 anni, è stato iscritto sul registro degli indagati dalla Procura di Como. L’accusa nei suoi confronti parla di evasione fiscale collegata all’emissione di false fatture, ma anche di falsità in scrittura privata. Un fascicolo di cui si è venuti a conoscenza solo in queste ore, ma che risalirebbe addirittura a mesi fa, alla fine del 2011. Le indagini hanno finito con l’intersecarsi con quelle dell’Agenzia delle Entrate che, come riferito sul
nostro giornale di ieri, al temine di verifiche fiscali in seno alla Comense – gloriosa società presieduta da Pennestrì – avrebbe individuato costi ritenuti non giustificabili (e quindi utili per abbassare l’imponibile) per oltre tre milioni di euro. Gli accertamenti sarebbero tuttavia ancora in corso. Il presidentissimo nerostellato, intervistato, ha invece dichiarato che la cifra è di molto inferiore, «un milione e mezzo». Fatto sta che, da quanto sarebbe emerso in questi mesi di indagini, proprio la necessità di giustificare mancati pagamenti all’Agenzia – questa almeno è la tesi investigativa – avrebbe portato a compiere irregolarità fiscali. Il tutto, tra l’altro, sarebbe emerso in seguito a più esposti – sembra almeno un paio, forse di più – depositati in Procura e poi finiti sul tavolo del sostituto procuratore Massimo Astori.
In pratica, una serie di aziende che avevano nel presidente della Comense il “consulente”, si sarebbero trovate a dover rispondere all’Agenzia delle Entrate di fatture per importi consistenti che, a loro dire, non erano mai state emesse. Cifre complessive, quelle denunciate, non ancora quantificate nel totale ma che rischiano di essere impressionanti. Documenti che i denuncianti ritengono «falsi e inesistenti», ma «utilizzati e regolarmente registrati» da Pennestrì. Irregolarità riscontrabili, sempre secondo i clienti, anche solo «confrontando le fatture realmente emesse».
La certezza delle presunte vittime è granitica: «Nessun pagamento è mai stato effettuato in adempimento alle predette fatture». Atti che, sarebbe emerso, non riguarderebbero solo la Comense, ma anche l’attività dello studio del presidente Pennestrì che, tra l’altro, nei mesi scorsi si è cancellato dall’Albo professionale a cui era iscritto.
A incastrare Pennestrì sarebbero stati alcuni timbri riprodotti per il periodo di fatturazione 2006-2008 (quello finito al centro delle indagini) ma non ancora utilizzati dalle società presunte vittime, come pure una fattura riportante il numero progressivo di 412 quando, per l’anno in questione, l’ultimo documento era il numero 318. Tutte accuse a cui ora il presidente della Comense sarà chiamato a rispondere.

Mauro Peverelli

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