Un’estate in tono minore. Con l’incognita turismo. E pochissime risorse da destinare agli eventi. In commissione Cultura, ieri pomeriggio a Palazzo Cernezzi, è andato in scena il prologo di un tempo triste. Il tempo condizionato dal Coronavirus e segnato da una pesantissima crisi di fiducia.L’assessore alla Cultura di Como, Carola Gentilini, nella foto, ha in buona sostanza confermato quanto detto tre giorni fa in consiglio comunale, durante una breve dichiarazione preliminare. I fondi per la stagione estiva sono limitati: soltanto 90mila euro.Il bando verrà pubblicato nei prossimi giorni e sarà orientato prevalentemente a favorire l’organizzazione di spettacoli di musica e teatro, da tenere necessariamente in luoghi aperti e nei quali sia possibile mantenere le distanze tra gli spettatori.La scarsità di risorse imporrà un limite ai finanziamenti di 20mila euro. In realtà, l’obiettivo è di avere più partecipanti e, quindi, più eventi. Ma la risposta delle associazioni e dei gruppi non è scontata. La crisi legata al Covid-19 ha colpito duro, soprattutto chi è impegnato nelle produzioni artistiche.«Voglio ringraziare gli assessori Carola Gentilini e Vincenzo Bella per aver dato la loro disponibilità a partecipare ai nostri lavori e aver fatto la fotografia della situazione – ha detto il presidente della commissione, Franco Brenna – è ovvio che dovremo fare i conti con una disponibilità economica limitata, ma credo che la giunta abbia comunque lavorato per garantire spazi opportunamente attrezzati e una programmazione di eventi compatibili con il periodo che stiamo vivendo».Gli spazi attrezzati sono stati uno dei punti nodali della discussione.Perché in regime di crisi, ha insistito Barbara Minghetti, consigliera comunale di Svolta Civica, «dare a chi fa cultura la possibilità di concentrarsi unicamente sul “prodotto” finale risolvendo a monte i problemi organizzativi è fondamentale». Secondo Minghetti, tuttavia, al di là delle questioni pratiche e dell’assenza di risorse legata alla pandemia, «a Como rimane irrisolta la questione su che genere di cultura si vuole fare. Oggi si dice che la cultura “cura”, è di supporto alla comunità. E per questo abbiamo insistito, anche con la collega Patrizia Lissi del Pd, sulla necessità di portare eventi specifici in periferia. Tuttavia, non è ancora chiaro se la nostra città crede alle potenzialità della cultura. Forse non è questo l’anno migliore per capirlo, ma prima o poi su questo argomento bisognerà tornarci».
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