«Evitare il rischio ingovernabilità». I partiti a caccia degli indecisi

Seggi elettorali

Ingovernabilità. È questo lo spettro che aleggia sul dopo elezioni del 4 marzo. Il pericolo concreto è che dalle urne possa uscire un Paese ancor più frammentato e – salvo alleanze improponibili, anche se in politica tutto è possibile – senza un governo stabile. Ad alimentare questa incertezza, più di ogni altro elemento, la presenza di un ampio partito dell’astensione. Ne sono convinti nelle segreterie provinciali del territorio comasco dove si lavora in vista dell’appuntamento di marzo.
«Il lavoro da fare è ancora tanto – spiega Laura Santin, reggente del segretario provinciale della Lega Fabrizio Turba candidato alle Regionali – Abbiamo ancora 15 giorni di campagna per recuperare la fiducia di chi è deluso. Sarà decisivo scovare gli indecisi per riuscire a smuovere l’ago della bilancia. Su di loro andrà fatto il lavoro più delicato. Certo, il sistema elettorale non è proprio il massimo e spinge ad accordi».
L’attesa è dunque sempre più spasmodica per quanto potrà accadere domenica 4 marzo quando gli elettori italiani saranno chiamati a rinnovare il Parlamento e, in Lombardia e Lazio, anche consigli e governi regionali.
Sul tema interviene Fabio Aleotti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Como. «Sinceramente la preoccupazione rimane sempre quella legata all’ampio partito dell’astensionismo. Saranno gli indecisi a giocare il ruolo fondamentale, a influire in maniera determinante sul risultato delle elezioni. E anche la scelta di non votare, alla fine, si trasformerà in un voto perché andrà a “sostenere” quei partiti che possono contare su pacchetti di voti ampi – spiega Aleotti – Noi confidiamo sempre sulla possibilità di andare al governo. Se così non fosse, come ha detto più volte Di Maio, siamo aperti a possibili intese sulla condivisione del nostro programma anche per raggiungere singoli risultati così da condurre l’Italia fuori dai problemi».
Se, dopo il 4 marzo il responso delle urne «non fosse unitario, bisognerà capire come procedere – spiega Federico Broggi, segretario provinciale del Pd (il titolare Angelo Orsenigo è infatti candidato alle Regionali) – Al momento sembra impensabile poter trovare larghe intese con il Movimento 5 Stelle, i cui esponenti hanno sempre rifiutato ogni tipo di collaborazione su ogni iniziativa, attaccando spesso in modo strumentale le proposte del Pd, anche quando era evidente che sarebbe stato opportuno trovare una convergenza». Muro contro muro, dunque. «Larghe intese di difficile realizzazione anche con il centrodestra, specialmente con Lega e Fratelli d’Italia, che promuovono valori antieuropeisti. Ma sarebbero difficili anche con Forza Italia, che intende adottare linee molto differenti da quelle perseguite dal Pd, come la “flat tax” che per noi non è realizzabile», chiude Broggi.
Più pragmatico Alessandro Fermi, coordinatore azzurro, sottosegretario uscente in Regione e candidato come capolista di Forza Italia alle Regionali. «Confido nel fatto che molti degli indecisi si rendano conto dell’importanza del loro voto. Nostro compito è ovviamente richiamarli alle urne per farci votare – sottolinea Fermi – Il mio è un vero appello per cercare di invertire la tendenza a non recarsi a votare».
Infine, Fratelli d’Italia. «Purtroppo questa legge elettorale, da noi sempre criticata, è il primo punto a sfavore – spiega il segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Marco Mainardi – Inutile ribadire come sia preponderante il peso esercitato dagli indecisi. Questa campagna elettorale lampo è fondamentale soprattutto per andare a recuperare proprio loro. L’unica certezza e che noi non saremo disposti a creare governi di larghe intese».

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