«EVITIAMO GLI ESTREMISMI»

Il vaticanista del Corriere della Sera
«È una questione delicata, che va approcciata senza estremismi. Da una parte non sarebbe giusto avere una chiusura a priori o eccedere nello scetticismo, dall’altra bisogna stare attenti a non cadere nella superstizione».
È questo il parere di Gian Guido Vecchi, vaticanista del Corriere della Sera, a proposito di quello che sta accadendo in questi giorni nel Santuario della Santissima Trinità Misericordia di Maccio, tornato nuovamente al centro dell’attenzione per il fenomeno dell’altare che trasuda acqua pura. Un fenomeno che in pochi giorni ha già attirato centinaia di fedeli nella chiesa della piccola frazione di Villa Guardia, tutti alla ricerca di un segno o perfino di un miracolo, come nel caso dei pellegrini che hanno appoggiato sull’altare le cartelle cliniche, nella speranza di una guarigione. «È un’espressione di quella che Papa Benedetto XVI definisce la pietà popolare – spiega Vecchi – che non va irrisa, perché è comunque un segno di fede e bisogna avere rispetto per chi crede che questo fenomeno sia un segno divino, ma al tempo stesso va “purificata” per evitare il rischio che il sentimento popolare diventi superstizione».
La devozione verso segni e miracoli va quindi compresa ma non alimentata, spiega il giornalista che, nell’esprimere questa tesi, si rifà proprio alle parole scritte dal Papa lo scorso ottobre, in una lettera ai seminaristi. «Mantenete pure in voi la sensibilità per la pietà popolare, che è diversa in tutte le culture, ma che è pur sempre molto simile, perché il cuore dell’uomo alla fine è lo stesso – recita un passo della lettera di Papa Ratzinger – Certo, la pietà popolare tende all’irrazionalità, talvolta forse anche all’esteriorità. Eppure, escluderla è del tutto sbagliato. Certamente la pietà popolare dev’essere sempre purificata, riferita al centro, ma merita il nostro amore». Accanto alla sensibilità verso il naturale e umano bisogno di segni divini, però, ci sono il riserbo e la prudenza dei vertici ecclesiastici nel pronunciarsi ufficialmente, come dimostra il silenzio osservato finora dalla Diocesi di Como a proposito dell’altare di Maccio di Villa Guardia. «La Chiesa è da sempre molto attenta nei confronti di queste forme di devozione, ma al tempo stesso è molto prudente prima di esprimersi. Il caso più eclatante è proprio Medjugorje – aggiunge il famoso vaticanista – si tratta di un fenomeno che esiste da 30 anni e che ogni anno attira milioni di fedeli, ma solo un anno fa il Cardinale Ruini è stato incaricato dal Papa di presiedere una commissione internazionale di inchiesta sulle apparizioni».
Rispetto e prudenza da parte di tutti, insomma, sono secondo Vecchi i concetti chiave per affrontare la questione ed evitare che diventi uno spettacolo o, peggio, un fenomeno mediatico con tanto di merchandising e affari economici collegati. «Quello, purtroppo, è un rischio che c’è sempre e che, però, non ha nulla a che vedere nemmeno con la pietà popolare – conclude Vecchi – Padre Pio cercò in tutti i modi, quando era in vita, di impedire questa degenerazione». Purtroppo, però, è sotto gli occhi di tutti come sia andata a finire.

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